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Il governo giapponese e la utility Tepco hanno deciso di rinviare di qualche anno l'inizio della rimozione del combustibile nucleare spento dalle piscine dei reattori n.1, 2 e 3 della disastrata centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi.

La decisione conferma le difficoltà dello smantellamento dell'impianto a più di quattro anni dalla crisi scoppiata l'11 marzo del 2011, ma ribadisce che l'estrazione in sicurezza dei gruppi di barre esausti dalle piscine all'interno degli edifici dei reattori è uno dei passaggi chiave prima della rimozione del combustibile dalle tre unità, colpite da una fusione parziale.

Nonostante il ritardo, la tempistica finale resta sempre di 30-40 anni complessivi, ma stabilisce tappe fondamentali per ogni area a azione, quali gli obiettivi di riduzione della dose di radiazioni intorno al sito, del contenimento dei flussi di acqua negli edifici dei reattori, del trattamento e dello stoccaggio del combustibile esaurito.

"Le modifiche apportate al piano di medio e lungo termine si basano sulla nostra esperienza degli ultimi quattro anni - ha commentato in una nota il presidente di Tepco Naomi Hirose -. La sicurezza sarà sempre la massima priorità nelle operazioni di smantellamento di Fukushima Dai-ichi".

La nuova roadmap, la terza decisa da fine 2011, è maturata negli incontri tra i rappresentanti dei ministeri coinvolti, dell'Authority sulla sicurezza nucleare (Nra) e della Tepco.

Il programma di rimozione del combustibile spento dalle vasche è stato rivisto nella seguente modalità, si legge nella nota della Tepco: quanto all'unità 1, originariamente prevista a partire dall'anno fiscale 2017, scivola al 2020; sull'unità 2, dal primo semestre del 2020, al più generico 2020; sull'unità 3, dalla fine del 2015 all'anno fiscale 2017.

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SDA-ATS