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Il governo giapponese scende in campo e, con uno sforzo finanziario (almeno per ora) di 47 miliardi di yen (440 milioni di franchi circa), punta a risolvere il problema dell'accumulo di acqua radioattiva nella centrale di Fukushima.

"L'attenzione del mondo e della comunità internazionale è rivolta alla capacità che mostreremo di fermare i rischi di diffusione della contaminazione", ha detto il premier Shinzo Abe sul ruolo di prima fila che l'esecutivo intende ricoprire, a maggior ragione dopo la recente perdita di 300 tonnellate di acqua ad alta tossicità accertata dal gestore Tepco, finita in parte nel Pacifico. Ciò, soprattutto, nell'imminenza della decisione del Cio che sabato scioglierà a Buenos Aires il nodo su chi dovrà organizzare le olimpiadi estive del 2020, in una short list che vede Tokyo competere con Madrid e Istanbul.

Le ultime notizie, spesso contraddittorie, sulla contaminazione anomala all'impianto nucleare disastrato non ha aiutato la candidatura nipponica. Il ministro delle Finanze, Taro Aso, ha giustificato i fondi stanziati (con buona pace dei contribuenti e degli oltre 8 miliardi di franchi finora versati per ricapitalizzare la utility), con il proposito di aiutare la Tepco che, a prescindere dalle possibili valutazioni, si trova a fronteggiare "una sfida senza precedenti. È ovvio che il governo debba farsene carico".

Ben 32 miliardi di yen serviranno a realizzare la barriera sotterranea per isolare il suolo intorno ai reattori colpiti dal sisma/tsunami dell'11 marzo 2011 e fermare le infiltrazioni d'acqua, utilizzando una sofisticata tecnica finora sperimentata nella costruzione dei tunnel, mentre gli altri 15 miliardi di yen andranno a sviluppare le attrezzature di trattamento delle acque (ad esempio con lo standard Alps, aumentando le tre linee attuali). Sui 47 miliardi totali, 21 arriveranno dalle riserve del bilancio d'esercizio 2013. Tra le altre misure, figurano i serbatori a saldatura stagna invece di quelli montati con i bulloni, oltre al rafforzamento dei controlli e del monitoraggio.

I tempi del decommissionamento della centrale saranno di 30-40 anni, secondo le stime ufficiali, sempre che vengano nel frattempo sviluppate nuove tecnologie per rimuovere il combustibile parzialmente fuso all'interno dei tre reattori.

Per Abe, tuttavia, si profila anche un nuovo passaggio delicato: il rialzo della tassa sui consumi per avviare il risanamento delle finanze pubbliche, con un debito ormai oltre il 200% del Pil. Aso, che con il premier andrà al G20 in Russia di questo fine settimana, ha detto che il Giappone confermerà il proposito di raddoppio graduale dell'aliquota fino al 10% del 2015, studiando una nuova manovra di incentivi fiscali per limitare possibili contraccolpi negativi. Abe, invece, ha puntualizzato che, dopo i primi segnali incoraggianti di ripresa grazie alle ricette della Abenomics, la decisione definitiva sarà adottata con l'esame del rapporto Tankan del primo ottobre, curato dalla Bank of Japan (BoJ) e che fornisce lo stato di salute dell'economia su base trimestrale.

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SDA-ATS