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G20: tassa transazioni, per UE vale 57 miliardi anno

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 novembre 2011 - 18:55
(Keystone-ATS)

Una tassa sulle transazioni finanziarie: Francia e Stati Uniti sono tornate a parlare al G20 di una misura finora fortemente osteggiata da Washington. Lo ha annunciato il presidente francese Nicolas Sarkoky al termine del bilaterale con il presidente americano, Barack Obama, parlando di "un punto in comune".

La tassa sulla quale si sono divisi paesi e istituzioni torna così sul tavolo dei Grandi anche se la Casa Bianca, dopo il colloquio Sarkozy-Obama, frena sottolineando che il presidente americano ha solo detto di "condividere l'obiettivo di assicurare che il settore finanziario contribuisca a risolvere la crisi".

Qualcuno la chiama "Tobin tax", dal nome del premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nell'ormai lontano 1972. Ma Tobin pensava ad una tassa che potesse colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli, penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine e contemporaneamente per procurare delle entrate da destinare alla comunità internazionale.

Da 40 anni di acqua ne è passata sotto i ponti e ora la "Tobin tax" è pensata per le transazioni finanziarie. L'obiettivo è quello di far pagare al settore della finanza il suo prezzo della crisi. Bruxelles ha calcolato che la tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe valere circa 57 miliardi di euro l'anno.

Soggette all'imposta sarebbero tutte le transazioni, in mercati organizzati o fuori borsa, su strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati e prodotti strutturati), ovvero banche, imprese di investimento, assicurazioni, fondi pensione, agenti di borsa, fondi speculativi. Cittadini e imprese ne sarebbero esenti, visto che non si applica a prestiti ipotecari e bancari, contratti di assicurazione o premi assicurativi e attività finanziarie svolte tipicamente da persone fisiche o piccole imprese.

Per ridurre il rischio di turbative dei mercati e di delocalizzazione, la Commissione europea ha proposto un'aliquota minima per obbligazioni e azioni dello 0,1% e per i derivati dello 0,01%. Gli Stati possono aumentarla, e per chi ne ha già introdotta una qualche forma occorre solo uniformarsi.

Alcuni Stati finora si sono opposti perché ritenevano non utile un'applicazione solo in Europa. Dalle organizzazioni non governative al Vaticano, da tempo invece si chiede ai Grandi di valutare questa tassa per aiutare i paesi poveri.

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