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Una nuova fiscalità per le aziende?

KEYSTONE/AP/RICHARD VOGEL

(sda-ats)

Arriva una prima spinta politica per trovare, a livello internazionale, un accordo sulla web tax. I ministri delle Finanze del G7 daranno infatti mandato all'Ocse per studiare, già per la primavera del prossimo anno, le prime proposte concrete su cui ragionare.

Si tratta di trovare un modello comune per la tassazione dell'economia digitale. Un primo passo, certo, ma politicamente rilevante, osservano fonti della presidenza italiana sottolineando il successo diplomatico dell'operazione.

Già in mattinata il ministro dell'Economia italiano Pier Carlo Padoan si era detto ottimista sul ruolo del summit per raggiungere la "convergenza" necessaria a superare le diverse posizioni nazionali. E la web tax, come ha suggerito, sta in effetti "prendendo corpo". Nel comunicato finale del G7 dei ministri delle finanze comparirà infatti una richiesta esplicita all'Ocse di elaborare proposte concrete, 'policy options', sulla tassazione dell'economia digitale, nel rapporto che la task force deve presentare a marzo.

La tassazione internazionale è uno dei 'pilastri' dell'agenda di Bari e l'obiettivo annunciato della presidenza italiana era proprio quello di dare un impulso politico forte, dopo la richiesta già arrivata dal G20 di Baden Baden di anticipare appunto alla prossima primavera il rapporto della task force Ocse, che doveva in origine scattare solamente una 'fotografia' del funzionamento dell'economia digitale. Certo, alcune distanze rimangono e la partita sulla traduzione 'pratica' di questo impegno politico sarà tutta da giocare.

Una delle proposte italiane, quando sarà superato il vecchio concetto di 'stabile organizzazione', è quella di studiare una sorta di 'contatore digitale', un modello per tradurre il traffico dati (numero e durata dei contatti, posizione geografica) in parametri che determinino i ricavi, soprattutto degli 'over the top', come Google, che proprio la scorsa settimana ha chiuso con l'amministrazione finanziaria italiana un accordo che prevede il versamento di oltre 300 milioni di euro.

Ma a Bari, nel primo giorno di lavori, si è parlato soprattutto di crescita inclusiva, l'altro cavallo di battaglia della presidenza italiana: "Senza inclusione sociale la crescita non si sostiene", ha sottolineato Padoan, spiegando anche che tutti gli spazi di manovra che l'Italia potrà ottenere - anche alla luce delle prime aperture sulla flessibilità per il 2018 arrivate dal commissario Moscovici - saranno utilizzati proprio per promuovere "la crescita inclusiva". Il tema è stato al centro anche di un simposio a porte chiuse che ha preceduto l'avvio dei lavori, dove economisti e premi Nobel hanno suggerito ai ministri e ai governatori delle banche centrali di coltivare un approccio coordinato, anche in materia di regolamentazione finanziaria per assicurare che la concorrenza e il progresso tecnologico siano motori di integrazione, sviluppo sostenibile e benessere diffuso.

Al termine dei lavori non arriverà solo il comunicato finale, dove ci sarà appunto il riferimento alla 'digital taxation' e un passaggio sul commercio 'fotocopia' rispetto a quello di Baden Baden (assente il tradizionale 'no' al protezionismo). I ministri sottoscriveranno anche una dichiarazione congiunta sulle disuguaglianze, una seconda dichiarazione specifica sul 'tax crime' e un rapporto sui money transfer, tra i principali strumenti a rischio sul fronte del finanziamento al terrorismo internazionale.

Nel documento sul tax crime si rinnoverà l'impegno a combattere i crimini fiscali e finanziari, puntando ad accendere un faro sull'attività degli intermediari. Ci sarà anche un riferimento alla necessità di ridurre il gap con i Paesi in via di sviluppo per evitare che si creino 'paradisi' del crimine finanziario.

SDA-ATS

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