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Nikolai Alexeyev, attivista per i diritti degli omosessuali.

KEYSTONE/AP/IVAN SEKRETAREV

(sda-ats)

Il ministero di Giustizia russo ricorrerà in appello contro la sentenza della Corte europea dei diritti umani secondo cui la legislazione russa che vieta la promozione dell'omosessualità viola il diritto alla libertà d'espressione ed è discriminatoria.

Dal canto suo la garante per i Diritti Umani in Russia, Tatiana Moskalkova, ha detto che "la Corte di Strasburgo ha interpretato male la legge sul divieto della propaganda sull'omosessualità tra i minorenni".

"C'è differenza fra esprimere un'opinione e fare propaganda", ha detto. "Sono due categorie diverse che usano diversi strumenti". In Russia - ha poi notato - gli omosessuali non vengono perseguiti poiché non vi è "responsabilità" per essere gay.

Ovvero l'omosessualità non è un crimine, al contrario di quanto accadeva ai tempi dell'Unione Sovietica. "La propaganda di questo fenomeno, però, l'inclinazione a questo stile di vita, contraddice i principi morali", ha concluso.

Secondo il capo della commissione Affari Esteri della Duma, Leonid Slutzky, "aa decisione della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo è politicamente motivata e non è la prima volta che questo accade". "Ci spiace che il ramo giudiziario del Consiglio d'Europa venga politicizzato e che la Corte per i Diritti dell'Uomo venga usata come uno strumento per denigrare artificialmente la Russia".

Secondo Slutzky Mosca ha spiegato la propria posizione "diverse volte" ed è "pronta a farlo anche adesso" poiché la Russia è "contraria all'imposizione di valori familiari alieni e non permetterà che le menti dei giovani vengano corrotte".

SDA-ATS