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Gaza; alluvione dopo la siccità

GERUSALEMME - Appena cinque giorni fa aveva indetto una giornata di preghiera contro la siccità persistente. Oggi, dopo 24 ore di piogge torrenziali, Hamas - il movimento islamico radicale palestinese al potere nella disastrata Striscia di Gaza - è costretto a proclamare lo stato di calamità.
Se non ci fossero di mezzo vittime e sciagure, si potrebbe parlare di una beffarda ironia della sorte. Isolata da un blocco che dura dal 2007, soggetta alla legge di Hamas e in attesa di una ricostruzione di cui non si vede neppure l'ombra, a un anno esatto dalla fine dell'ultima offensiva militare israeliana (Piombo Fuso), la Striscia di Gaza rischia di essere messa definitivamente in ginocchio dal maltempo, che da ieri imperversa con precipitazioni eccezionali nella zona. E che ha colpito in modo pesante anche la confinante regione desertica del Neghev, nel sud di Israele.
In principio i guai erano venuti per la mancanza d'acqua: cronica in queste terre, ma particolarmente intensa negli ultimi mesi per i canoni della stagione. Una penuria che si era abbattuta sulle coltivazioni, su campi di grano e frutteti, e aveva indotto i predicatori di Hamas a convocare il 14 gennaio i fedeli gazawi più devoti nelle moschee: per invocare "la misericordia dell'Altissimo" - era stato spiegato dal 'ministero' degli Affari Religiosi - ottenere la pioggia.
Senonché l'acqua è arrivata alla fine a catinelle, accompagnata ieri da vento, tuoni e saette. Un fortunale in piena regola che ha moltiplicato i danni materiali e fatto persino qualche vittima: una donna travolta dalla furia degli elementi di un wadi (torrente stagionale) in piena è morta in Israele mentre viaggiava su una jeep; un secondo cadavere è stato ritrovato più tardi; alcune altre persone - perlopiù nella Striscia di Gaza - risultano disperse.

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