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TEL AVIV - Un controrapporto di 40 pagine, depositato all'Onu, in risposta alle accuse di crimini di guerra contenute nel documento stilato nei mesi scorsi dalla commissione guidata dal magistrato sudafricano Richard Goldstone sull'offensiva militare Piombo Fuso di un anno fa.
È questa la mossa difensiva formalizzata oggi da Israele per giustificare l'operato dei suoi militari nelle tre settimane di incursioni condotte nella Striscia di Gaza (in mano agli islamico-radicali palestinesi di Hamas) fra il 28 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009: un conflitto avviato con l'intenzione dichiarata di mettere fine ai ricorrenti lanci di razzi dei miliziani di Hamas verso il sud d'Israele e conclusosi con un bilancio di 14 israeliani e circa 1400 palestinesi (fra cui alcune centinaia di civili) uccisi.
Il controrapporto, ha confermato da Tel Aviv il ministro della Difesa Ehud Barak, è indirizzato al segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon ed è stato trasmesso a New York dopo l'approvazione del governo e gli ultimi ritocchi del premier Benyamin Netanyahu. Esso risponde sinteticamente, ma "punto per punto", ai rilievi contenuti nelle oltre 1000 pagine della 'requisitoria' Goldstone: non priva di critiche ad Hamas, ma molto severa anche nei riguardi di Israele. Il testo israeliano contesta in particolare con documenti e foto la credibilità delle testimonianze raccolte dal magistrato sudafricano e dagli altri componenti della commissione Onu nella Striscia di Gaza, mentre nega qualsiasi episodio di fuoco deliberato sui civili.
Già approvato dalla commissione diritti umani dell'Onu (malgrado il "no" degli Usa e del grosso dei Paesi Ue, che lo hanno ritenuto "non equilibrato") il rapporto Goldstone attende ora il vaglio del Consiglio di sicurezza. Israele ha però già fatto sapere di non voler aderire alla raccomandazione di un'ulteriore inchiesta interna su quanto denunciato dal giudice sudafricano (alcuni esponenti del governo si erano dichiarati favorevoli, tenuto conto del peso legale delle accuse di Goldstone, ma il ministro della Difesa e i vertici militari hanno posto il veto). Mentre Hamas ha formalmente accettato d'indagare le contestazioni a proprio carico: salvo concludere "l'accertamento", pochi giorni fa, con un verdetto pienamente assolutorio verso se stesso e verso la condotta dei miliziani islamici.

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SDA-ATS