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Gaza: tregua appesa a un filo, muro contro muro al Cairo

Ultimo giorno di tregua per Gaza. E i segnali si fanno di ora in ora meno incoraggianti con l'avvicinarsi della scadenza, alle 8.00 ora locale, entro la quale la voce delle armi minaccia di tornare a farsi sentire senza quell'accordo per un'estensione del cessate il fuoco che l'Egitto, USA e ONU cercano di strappare alle parti. Allo stato attuale - ha fatto sapere una fonte ufficiale israeliana - le condizioni per un'intesa non si vedono.

E il timore è accresciuto dal fatto che Hamas ha avvertito che se non saranno accettate le richieste delle fazioni palestinesi riprenderà il lancio di razzi. Una minaccia ribadita in serata a chiare lettere da un portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato del movimento. Mentre Israele ha risposto sottolineando che in questo caso le sue forze armate intensificheranno la loro reazione.

Lo scenario non sembra dunque dei più promettenti e al Cairo il lavoro appare in salita, anche se una delegazione israeliane è tornata in serata per la terza volta nella capitale egiziana. Ieri sera era sembrato che un accordo sul prolungamento del cessate il fuoco fosse a portata di mano: lo Stato Ebraico - secondo alcuni media - aveva dato la sua disponibilità, ma un responsabile palestinese ha poi precisato che i palestinesi stessi non erano stati informati di alcuna decisione di Israele e che comunque il consolidamento della tregua restava collegato secondo Hamas a un progresso generale dei negoziati: a cominciare dalla questione della fine del blocco della Striscia.

Oggi a Gaza - dove la vita sta cercando di riprendere un faticoso ritmo di 'normalità' - durante una manifestazione di Hamas il portavoce dell'organizzazione Mushir al-Masri ha rivendicato che "la guerra non è finita" e che le condizioni "poste dal popolo palestinese sono legittime". "Chiediamo all'Egitto, alle nazioni arabe e alla comunità internazionale - ha aggiunto - di sostenerle".

Il ministro israeliano della comunicazione, e membro del Gabinetto di sicurezza, Gilad Erdan ha rimarcato dal canto suo che lo Stato Ebraico - deciso a ottenere una sostanziale smilitarizzazione delle fazioni di Gaza, cosa finora seccamente rifiutata da Hamas - non tollererà altri razzi. "Devono solo metterci alla prova - ha incalzato il ministro delle finanze, il centrista Yair Lapid - l'esercito è pronto così come l'aviazione. Ad ogni lancio di razzi si risponderà con fuoco pesante". Mentre il titolare degli esteri Avigdor Lieberman ha bollato come "un'estorsione" la dichiarazione attribuita alle fazioni palestinesi di non essere interessate a un allungamento del cessate il fuoco.

Nei commenti degli analisti israeliani sembra prevalere lo scetticismo sull'esito dei colloqui del Cairo, ma da più parti si sottolinea la necessità di rivalutare, in questo frangente e nell'immediato futuro, il ruolo del presidente palestinese Abu Mazen nello sciogliere il nodo di Gaza. Il giornale liberal Haaretz sottolinea che "è tempo di riprendere i negoziati" con Abu Mazen. E anche il presidente Usa Barack Obama ha detto di ritenere che Abu Mazen "sia sincero nel suo desiderio di pace". Lo stesso Obama ha aggiunto di "non avere simpatia per Hamas, ma per la gente palestinese che lotta ogni giorno in cerca di prosperità". "E Gaza - ha insistito - non può sostenersi restando chiusa verso il resto del mondo".

L'affermazione del leader della Casa Bianca ha colto uno dei nodi più difficili del negoziato in corso al Cairo: la richiesta di Hamas della rimozione del blocco sulla Striscia da parte di Israele. Una domanda alla quale Israele oppone una sola risposta: la smilitarizzazione della Striscia. Cosa che del resto è invocata a gran voce l'opinione pubblica e da tutte le parti politiche del Paese.

Nel frattempo prosegue l'offensiva israeliana contro le organizzazioni internazionali che puntano a chiamare lo Stato Ebraico sul banco degli accusati per le vittime civili dei 28 giorno di guerra delle settimane scorse.

Già ieri il ministro degli esteri ha raccomandato che Israele non collabori con la Commissione dei diritti umani dell'ONU e ha contestato il numero dei civili uccisi. Oggi il premier Benyamin Netanyahu ha a sua volta chiesto aiuto ad alcuni membri del Congresso Usa affinché intervengano per evitare che Israele possa essere portato davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) con l'accusa di crimini di guerra.

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