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Oggi solo tre ore di elettricità. Veduta sul porto di Gaza City

Keystone/AP/KHALIL HAMRA

(sda-ats)

Elettricità sempre più razionata a Gaza, dove oggi la popolazione ne ha potuto disporre in media per sole tre ore. Nei prossimi giorni potrebbe essere decurtata ulteriormente per le crescenti pressioni esercitate su Hamas dall'Anp, da Israele e dall'Egitto.

Negli ospedali i sistemi di emergenza hanno raggiunto livelli di guardia. Il sistema fognario è fuori controllo e quantità di liquami sono riversate in mare senza più depurazioni. Nelle abitazioni la ricorrenza del Ramadan è sconvolta da continui black-out.

Ma Hamas si dice determinato a resistere comunque alle pressioni. "Il popolo è con noi, non alzeremo certo le mani", ha assicurato, in un incontro con la stampa, Mustafa Sawaf, direttore generale del ministero della Cultura.

Ieri, allineandosi con la politica di disimpegno da Hamas lanciata ad aprile dal presidente Abu Mazen (che ha smesso di pagare la bolletta elettrica di Gaza), Israele ha deciso di ridurre gradualmente le quantità di corrente inoltrate alla Striscia. Nel frattempo anche l'Egitto minaccia di tagliare la corrente a Gaza.

I media di Hamas non hanno ancora riferito dettagli sull'esito dei colloqui avuti nei giorni scorsi al Cairo dal leader di Hamas nella Striscia, Yihia Sinwar. Da parte sua il giornale a-Sharq al-Awsat sostiene che l'Egitto cerca di mettere Hamas con le spalle al muro. Esige maggiore sicurezza lungo il confine comune, la fine del contrabbando nei tunnel, nonché la consegna di ricercati fuggiti dal Sinai nella Striscia e di informazioni di intelligence sulle loro attività.

L'Egitto avrebbe poi chiarito a Hamas, secondo il giornale, che fra i palestinesi non ha altri interlocutori se non l'Anp e l'Olp. Dunque Abu Mazen deve essere in grado di riprendere le redini della Striscia.

Parlando in termini generali, Sawaf ha intanto ribadito ieri che "Hamas non rinuncerà all'arma della resistenza, non rinuncerà a reclamare i diritti dei palestinesi né a recuperare le terre occupate da Israele".

L'atmosfera si è fatta incandescente e la popolazione di Gaza teme ora che un nuovo conflitto possa essere imminente. Ma in questo contesto sono stati registrati oggi due segnali tranquillizzanti. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, dopo consultazioni col ministro della Difesa Avigdor Lieberman e con il capo di Stato maggiore gen. Gady Eisenkot, ha dichiarato che Israele si sente estraneo alla questione della elettricità di Gaza ("una disputa interna fra Hamas e al-Fatah") e che comunque il suo Paese non cerca una escalation.

Al tempo stesso un responsabile della sicurezza di Gaza, Tawfiq Abu Naim, ha compiuto un sopralluogo al confine col Sinai per segnalare all'Egitto che Hamas vi mantiene un saldo controllo.

Intanto le famiglie di Gaza sono impegnate ad affrontare lo stato di emergenza causato dalla quasi totale mancanza di elettricità. Sono giornate lunghe e calde, cosa che accresce le sofferenze per il digiuno del Ramadan. In assenza di frigoriferi, il cibo non si conserva. Di conseguenza occorre fare la spesa tutti i giorni, in negozi affollati.

Ma il programma mondiale di alimentazione dell'Onu (Wfp) ha fatto sapere che le casse si sono svuotate e che potrebbe essere costretto ad interrompere la distribuzione di aiuti alimentari a 92 mila persone bisognose a Gaza. Le massaie devono poi cimentarsi con la penuria del gas da cucina. Fra i bambini si avverte la mancanza di svaghi, come la televisione o il computer. I nervi sono sempre più tesi, le liti familiari più frequenti e l'atmosfera del Ramadan sempre più avvelenata.

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SDA-ATS