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L'appannaggio della regina Elisabetta aumenta, i salari dei sudditi no. E anche in un paese monarchico quasi per condizione naturale come la Gran Bretagna qualcuno storce il naso.

Ad alimentare la polemica è oggi il Daily Mirror, tabloid di antico lignaggio operaista, che spulciando fra i rendiconti della corte, resi pubblici a marzo, scopre ora che Sua Maestà si appresta a incassare un paio di milioni abbondanti di sterline in più a partire dal 2016.

Effetto dell'inflazione, pare, sulla rendite del Ducato di Lancaster: un pezzo di territorio nazionale considerato tuttora come parte del patrimonio privato della corona e quindi soggetto - nelle sue proprietà - a prelievi fiscali destinati a essere dirottati verso i forzieri della monarchia.

In sostanza questo significa che i contribuenti del regno, o almeno una parte di loro, verseranno graziosamente un surplus di 2,2 milioni di sterline (quasi 3,3 milioni di franchi) al Sovereign Grant, il fondo con cui la sovrana finanzia spese ufficiali e private. Un tesoretto che per il 2015 ammonta a 37,9 milioni di sterline e l'anno prossimo supererà i 40 milioni, poco meno di 60 milioni di franchi.

Il Mirror non contesta tanto il meccanismo, quanto l'inopportunità del momento. Perché i reali fanno bingo mentre il governo conservatore di David Cameron, per bocca del cancelliere dello scacchiere George Osborne, annuncia - fra i tagli di una manovra di bilancio destinata a far scorrere più di qualche lacrima e un po' di sangue - il congelamento salariale per i dipendenti pubblici. Mossa che prevede la sospensione dell'aumento automatico dell'1% dei modesti stipendi di categorie benemerite quali gli insegnanti o le infermiere, esemplifica con una punta di malizia il tabloid.

Buckingham Palace, che da domani e fino al 27 settembre aprirà le porte dei segreti dei suoi grandiosi banchetti da 170 persone ai turisti per aumentare l'afflusso di visitatori a pagamento, ha del resto bisogno di soldi. A dispetto del lusso e del prestigio che ne circonda l'immagine, deve essere sottoposto a una serie di lavori di restauro urgenti per 150 milioni di sterline - come si è appreso il mese scorso - anche per la rimozione di alcune tracce residue di amianto. E se pure in questo caso non si tratta di risorse legate dall'appannaggio reale, da qualche parte dovranno comunque saltar fuori.

L'incremento delle entrate nel "portafogli" della sovrana offre intanto frecce all'arco della piccola trincea repubblicana del regno. Tanto più che è dovuto in larga parte al ricalcolo del valore del Ducato di Lancaster: un possedimento - osserva qualche inossidabile oppositore dell'istituzione monarchica dietro al quale il Daily Mirror si fa scudo - che spetterebbe al Tesoro, e sarebbe dunque di proprietà pubblica se la dinastia tornasse a essere una famiglia come le altre.

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SDA-ATS