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Gb: direttrice Royal Institution discriminata perché donna

LONDRA - La più celebre neuroscienziata britannica ha annunciato una denuncia per discriminazione sessuale contro la Royal Institution of Great Britain, una prestigiosa organizzazione per la ricerca con sede a Londra, che l'ha rimossa dalla direzione.
La baronessa Susan Greenfield, affermata neuroscienziata dell'Università di Oxford, ha annunciato all'edizione online del quotidiano 'Telegraph' che intende intraprendere un'azione legale contro la Royal Institution mettendo in dubbio la legittimità della sua rimozione e denunciando una presunta discriminazione sessuale.
"Sono la prima donna ad essere stata nominata alla direzione nei 211 anni di storia della Royal Institution e non riesco proprio a capire come la mia rimozione possa essere nell'interesse dell'istituzione e dei suoi membri", ha detto la scienziata.
Lady Greenfield, come è conosciuta in Gran Bretagna, è stata sollevata dall'incarico dopo che la Royal Institution ha scoperto un ingente buco nel proprio bilancio. Un progetto da 22 milioni di sterline fortemente voluto dalla baronessa Greenfield ha infatti lasciato praticamente a secco le casse dell'istituzione. E il consiglio di amministrazione l'ha sfiduciata, avanzando seri dubbi sulle sue capacità gestionali.
Il passo successivo è stata la soppressione della carica di direttore a tempo pieno dell'istituzione per ragioni economiche: in pratica il board ha tolto la poltrona alla baronessa sostenendo che costava troppo. Lady Greenfield contesta però la decisione e annuncia una battaglia legale, sostenendo che i consiglieri della Royal institution l'hanno licenziata in quanto donna.
Lady Greenfield è molto celebre nella comunità scientifica internazionale ed è autrice di una recente ricerca secondo cui i social network danneggiano il cervello degli adolescenti.
Secondo la Greenfield, i social network come Facebook sarebbero in grado di produrre profondi cambiamenti nel cervello dei giovani, riducendone l'attenzione, incoraggiando la gratificazione istantanea, rendendoli sempre più individualisti, azzerandone le relazioni umane reali, riducendo la loro empatia verso gli altri, facendoli regredire in sostanza a uno 'stadio infantile'.
La ricercatrice britannica è convinta che la ripetuta esposizione ai social network possa dare luogo a un vero e proprio 'ricablaggio' delle connessioni cerebrali, così come accade utilizzando esageratamente videogiochi a computer e televisione.

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