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Gb: elezioni, Tory giocano su linea dura su immigrazione

La ministra dell'Interno della Gran Bretagna Priti Patel (foto d'archivio) KEYSTONE/EPA/ANDY RAIN sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 14 novembre 2019 - 12:03
(Keystone-ATS)

Il Partito conservatore di Boris Johnson rilancia la carta della linea dura sull'immigrazione in vista delle elezioni del 12 dicembre. Ed è subito polemica, con botta e risposta al veleno, con il Labour di Jeremy Corbyn.

A sferrare l'attacco è la ministra dell'Interno, Priti Patel, brexiteer Tory in fama di falco, che va oltre le promesse di altri colleghi di ridurre il flusso di arrivi di migranti dopo la Brexit e indica l'obiettivo di un taglio in cifra assoluta degli stranieri nel Regno nei prossimi anni. "Ridurremo l'immigrazione complessiva, mentre saremo più aperti e flessibili su quella di alta qualità, sull'arrivo di medici o scienziati", proclama Patel confermando l'intenzione d'introdurre un caso di vittoria elettorale un sistema a punti sul modello dell'Australia per filtrare e valutare le richieste d'ingresso. Poi l'accusa al Labour di voler aprire invece le porte "a tutti" e far esplodere il numero degli immigrati.

Accusa che Laura Pidcock, giovane deputata fedelissima di Corbyn, respinge come frutto di "fake news". Mentre definisce "arbitrario" il legame fra la presenza di stranieri e la corsa di tanti lavoratori britannici verso salari più bassi: imputata semmai alle scelte del business e alla deregulation delle politiche conservatrici. Contro una strategia di "libertà di movimento senza controlli" si pronuncia peraltro pure Len McCluskey, capo indiscusso di Unite, uno dei grandi sindacati britannici collaterali al movimento laburista.

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