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GB: Johnson chiude dibattito, "non chiederò rinvio Brexit"

Rovente botta e risposta tra Boris Johnson e i deputati ieri sera alla Camera dei comuni britannica. Keystone/EPA UK PARLIAMENT/JESSICA TAYLOR / UK PARLIAMENT / sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 settembre 2019 - 07:33
(Keystone-ATS)

Boris Johnson ha chiuso ieri sera dopo oltre 3 ore il dibattito alla Camera dei Comuni innescato dal suo statement sul verdetto della Corte Suprema e sulla Brexit ribadendo di non essere disponibile a chiedere un rinvio dell'uscita dall'Ue oltre il 31 ottobre.

Parole che l'opposizione ha contestato come una possibile intenzione di violare la legge anti-no deal, anche se in precedenza il premier Tory aveva assicurato di voler rispettare la legalità.

In una serie di mozioni d'ordine presentato da esponenti di opposizione dopo che Johnson aveva lasciato l'aula, il premier e altri esponenti Tory sono stati contestati anche per il linguaggio usato durante il rovente botta e risposta con i deputati. In particolare per aver definito di nuovo la cosiddetta legge anti-no deal voluta dalle opposizioni una "legge della resa" o "dell'umiliazione".

Espressioni che rischiano di alimentare accuse di mancanza di patriottismo e di tradimento, è stato detto, in un paese in cui non sono mancate minacce contro parlamentari sullo sfondo dello scontro sulla Brexit e in cui nel 2016 un simpatizzante di ultradestra squilibrato uccise la deputata laburista Jo Cox.

Il leader del Labour, Jeremy Corbyn, è intervenuto per proporre allo speaker John Bercow di convocare i capi di tutti i partiti in modo da concordare limiti e cautele sull'uso in Parlamento di un certo linguaggio potenzialmente infiammatorio per il paese: proposta che per i Tories deve peraltro riguardare gli abusi verbali lanciati contro entrambi i fronti, pro e anti-Brexit.

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