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Dopo un anno a Downing Street Theresa May tenta di tirare dritto rilanciando la sua compagine di governo.

KEYSTONE/EPA BLOOMBERG POOL/JASON ALDEN / POOL

(sda-ats)

Dopo un anno a Downing Street Theresa May tenta nonostante le mille difficoltà di tirare dritto rilanciando la sua indebolita compagine di governo.

"Il mio impegno e la mia determinazione sono gli stessi", ha detto la premier britannica in un discorso sui diritti dei lavoratori che in realtà è il bilancio di 12 mesi in cui a causa delle sue scelte errate, prima fra tutte la convocazione delle elezioni anticipate l'8 giugno, ha perso la maggioranza assoluta per i Tories ai Comuni. Dopo l'accordo con gli unionisti nordirlandesi del Dup May si ritrova perfino a chiedere la collaborazione degli avversari politici, gli stessi che voleva umiliare quando sperava in una vittoria schiacciante alle urne.

"Sebbene il risultato nelle elezioni politiche del mese scorso non sia quello in cui speravo - ha dovuto ammettere il primo ministro - non è cambiata la mia volontà di cambiare la Gran Bretagna". May ha subito aggiunto di essere convinta che la strada intrapresa resti quella giusta. Ora si impegna per vincere una "battaglia delle idee" nel Parlamento e nel resto del Paese dopo l'insuccesso elettorale.

Da un lato chiede la collaborazione degli avversari politici, che già ieri il Labour aveva respinto, ma dall'altro riafferma la sua linea di governo anche con un certo tono di sfida, sebbene molto più pacato rispetto alle settimane scorse. Non solo, omettendo le tante critiche ricevute per i suoi azzardi nelle politiche sociali, le numerose quanto umilianti retromarce fatte, e le accuse di aver portato avanti la solita stagione dell'austerità tipica dei Tories, rilancia quel programma che non ha convinto i britannici, in grado secondo lei di rispondere a tutte le sfide e i cambiamenti che il Paese ha di fronte, a partire dalla Brexit.

Il suo, secondo alcuni osservatori, alla fine sembra un grande bluff fatto nel tentativo di salvare una situazione che appare disperata. Oltre a un elettorato deluso che in diversi sondaggi preferisce l'alternativa laburista, la premier viene criticata all'interno del partito conservatore e i suoi ministri si prendono sempre più spazi e libertà. Oggi ad esempio il titolare degli Esteri, Boris Johnson, è andato oltre la sua consueta irruenza e il suo linguaggio colorito attaccando i leader europei sul cosiddetto conto del bilancio nella Brexit, dicendo loro di "stare freschi" se si aspettano che Londra lo paghi e lo ha paragonato a una forma di estorsione.

Il capo del Foreign Office ha anche sottolineato che il governo non ha un piano nel caso in cui le trattative con Bruxelles non portino ad un accordo perché è sicuro che verrà raggiunta una intesa. La voce grossa di Johnson viene alternata a tentativi di aperture verso la soft Brexit ma il risultato è solo quello di rendere confusa la linea britannica nei negoziati con l'Ue. Il governo May continua così ad andare avanti alternando un atteggiamento conciliante a uno aggressivo che fanno emergere tutte le lacune di una leadership in crisi.

Ne è una riprova il fatto che il discorso di oggi della premier riguardava i diritti ai lavoratori nel settore della 'gig economy' (le prestazioni lavorative occasionali), dove domina il precariato più selvaggio. La premier ha assicurato di voler cambiare la situazione e ha ribadito che i Tories sono un partito "dalla parte di chi lavora" ma non si è impegnata con specifici provvedimenti. Allo stesso tempo è stata duramente attaccata per aver mantenuto all'1%, quindi meno dell'inflazione, l'aumento di paga per gli insegnanti del Regno. Perfino il filo conservatore Daily Telegraph l'ha criticata, sottolineando che così è a rischio il buon funzionamento dell'istruzione.

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SDA-ATS