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Processato dalla scorsa settimana dal Tribunale criminale di Ginevra, l'ex capo della polizia del Guatemala Erwin Sperisen ha continuato oggi a negare la propria responsabilità nella morte di sette detenuti avvenuta nell'ambito di un'operazione di polizia condotta nel 2006 nel carcere di Pavon, vicino a Guatemala City.

Accusato di essere coinvolto nell'esecuzione extragiudiziale di complessivamente dieci detenuti, l'imputato ha dichiarato di aver ignorato che i sette prigionieri in causa erano stati abbattuti volontariamente.

Secondo il Ministero pubblico ginevrino, i carcerati erano stati "liquidati" perché considerati dalla polizia come i dirigenti occulti di Pavon, un penitenziario in mano agli stessi detenuti. "Mi è stato detto semplicemente che vi era stato uno scontro fra i prigionieri e le forze dell'ordine", ha spiegato il 43enne.

I suoi difensori hanno tentato nuovamente di escludere dal procedimento la madre di uno dei detenuti, la sola ad aver denunciato l'ex capo della polizia nazionale. Al tribunale è stato presentato il video girato in Guatemala dal giornalista de "L'Illustré" Arnaud Bédat, a cui la donna di 70 anni ha spiegato di non conoscere l'avvocata che la rappresenta a Ginevra e di aver firmato delle carte, con la promessa di ricevere un indennizzo.

La donna considera inoltre che il responsabile principale dei fatti accaduti a Pavon sia Alejandro Giammattei, l'allora direttore del sistema penitenziario. I legali dell'accusatrice, dal canto loro, hanno indicato di aver parlato con la donna durante il fine settimana e che essa non ha rinunciato al mandato affidato loro.

Mercoledì, il Tribunale criminale ascolterà Javier Figueroa, l'ex braccio destro di Sperisen, processato per i medesimi fatti in Austria e prosciolto da una giura popolare. Il processo terminerà agli inizi di giugno.

SDA-ATS