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È fallita a Ginevra l'iniziativa promossa dal Mouvement citoyens genevois per la soppressione del ristorno alla Francia dell'imposta alla fonte versata dai lavoratori frontalieri: mancano infatti 214 firme per raggiungere il totale di 7403 sottoscrizioni richieste.

La notizia è data dallo stesso partito in un comunicato odierno.

La proposta, la prima iniziativa cantonale che il MCG era riuscito a depositare facendo campagna da solo, era stata inoltrata l'11 gennaio scorso con 8560 firme. Il controllo svolto dal Servizio ginevrino delle votazioni ha portato all'invalidamento di 1'371 firme.

Diverse sono illeggibili, altre provengono da stranieri senza diritti politici o da minori, mentre diversi elettori hanno apposto involontariamente due volte la loro firma, precisa il MCG. Il partito attribuisce quest'ultimo fenomeno al fatto che le sottoscrizioni si sono svolte in autunno, "un periodo marcato dalle elezioni federali e dalla raccolta di firme per referendum ed iniziative promossi da altri gruppi politici".

Il MCG non ha tuttavia intenzione di rassegnarsi: convinto della necessità di denunciare l'accordo firmato nel 1973 con la Francia "a causa della situazione finanziaria catastrofica del cantone di Ginevra", il partito annuncia il lancio - "in tempi opportuni" - di una nuova iniziativa con il medesimo obiettivo.

Nel frattempo, il MCG intende "riorganizzarsi" e dedicare maggiori mezzi alla raccolta delle firme. Terrà inoltre conto delle indicazioni fornite dal Servizio delle votazioni: per ottenere un numero sufficiente di sottoscrizioni, occorre osservare un margine di sicurezza del 20%.

L'accordo del 1973 prevede il ristorno a Parigi del 3,5% della massa salariale lorda dei lavoratori frontalieri residenti in Francia e attivi a Ginevra. La retrocessione rappresenta da 280 a 300 milioni di franchi all'anno.

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SDA-ATS