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Con una maggioranza di soli 42 voti i ginevrini hanno adottato oggi la nuova legge sulla polizia, varata lo scorso settembre dal Gran Consiglio ma combattuta da due referendum: uno lanciato dal Mouvement Citoyens Genevois (MCG) e dall'UDC, l'altro da "Ensemble à gauche" (estrema sinistra). Un nuovo conteggio dei voti è in corso. La partecipazione è stata del 47,19%.

In base ai risultati - considerati per ora provvisori - la riforma approvata da 55'758 cittadini contro 55'716 ristruttura le tre entità attuali in cinque corpi distinti, con l'obiettivo - secondo le autorità - di favorire l'efficacia delle forze dell'ordine e di "adeguarle ai tempi attuali".

La nuova legge introduce inoltre una formazione unica di base per tutti gli agenti, l'obbligo di portare sull'uniforme il numero di matricola, il ricorso alla videosorveglianza in tutti i posti di polizia e la creazione di commissioni del personale, mentre l'avanzamento non sarà più basato sull'anzianità, ma sulle competenze.

Sono peraltro mantenuti i vantaggi sociali di cui beneficiano gli agenti: il Cantone continuerà a pagare le quote dell'assicurazione malattia, a versare indennità per i rischi incorsi e i poliziotti andranno in pensione a 58 anni.

Il MCG ha combattuto il testo sostenendo che la riorganizzazione introdurrà "doppioni e gerarchie inutili". Il partito voleva inoltre veder iscritto il criterio della nazionalità elvetica nella legge e non nel regolamento, come prevede la riforma.

L'estrema sinistra ha invece stigmatizzato la riorganizzazione "militare" delle forze dell'ordine, la creazione "antisindacale" di commissioni del personale, nonché le norme che regolano le inchieste preventive.

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SDA-ATS