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Il processo di Erwin Sperisen è incominciato oggi davanti al Tribunale criminale di Ginevra. Il cittadino svizzero e guatemalteco di 43 anni è accusato di aver ordinato o partecipato all'esecuzione extragiudiziale di dieci detenuti nel 2005 e nel 2006, quando dirigeva la polizia nazionale del paese centroamericano.

Durante il suo interrogatorio, iniziato nel pomeriggio, Sperisen - che si esprime in spagnolo - si è mostrato confuso, al punto da irritare la presidente della Corte, costretta a riformulare a più riprese le sue domande per ottenere risposte soddisfacenti.

La Corte ha pure esaminato l'organigramma della polizia nazionale civile del Guatemala all'epoca in cui Sperisen era direttore generale, allo scopo di chiarire il ruolo svolto dall'imputato negli avvenimenti a cui avrebbe partecipato o sarebbe stato coinvolto.

Sperisen, in particolare, è accusato di aver ordinato l'esecuzione di tre detenuti evasi con altri prigionieri dal penitenziario Infiernito nel 2005. Un piano segreto sarebbe stato elaborato con il suo consenso per uccidere i detenuti catturati, al posto di riconsegnarli alle autorità penitenziarie.

L'ex capo della polizia guatemalteca è pure sospettato di aver partecipato all'esecuzione di altri sette detenuti nel quadro di un intervento svoltosi nel 2006 nella prigione di Pavon, un carcere controllato dagli stessi detenuti. L'operazione avrebbe avuto quale obiettivo di eliminare i carcerati più influenti.

Durante il suo interrogatorio Sperisen ha indicato di aver lasciato il Guatemala con la famiglia nel 2007 dopo essere stato preso di mira da diversi attentati, organizzati dai narcotrafficanti ai quali ha dato la caccia.

Prima di interrogare l'imputato, il Tribunale ha statuito in merito a diverse richieste della difesa, che chiedeva la venuta di testimoni quali l'ex presidente dello Stato guatemalteco Oscar Berger e l'allora direttore del sistema penitenziario Alejandro Giammattei. I legali di Sperisen hanno pure chiesto di poter interrogare Arnaud Bédat, il giornalista della rivista romanda "L'Illustré" che ha pubblicato ieri un articolo sulla madre di uno dei detenuti uccisi, unica accusatrice.

A Bédat, recatosi appositamente in Guatemala, la settantenne ha indicato di non essere al corrente del processo intentato a Ginevra e di non aver mai accusato Erwin Sperisen della morte del figlio. La donna ha dichiarato di essere stata "invitata a firmare delle carte", il cui obiettivo era di ottenere il versamento di un indennizzo.

I giudici hanno respinto tutte le richieste dei legali. Nessun elemento nuovo - hanno rilevato - fa supporre che la madre abbia rinunciato alla denuncia presentata contro l'alto ufficiale di polizia. Come già sottolineato in precedenza dal procuratore Yves Bertossa, Giammattei ha sempre dichiarato di non aver visto nulla, mentre Oscar Berger non è stato un testimone diretto dei reati rimproverati a Sperisen.

La pubblica accusa ha pure affermato che il 10% delle migliaia di omicidi commessi ogni anno nel paese quando Sperisen dirigeva la polizia era opera delle forze dell'ordine. Bertossa ha pure sostenuto che Sperisen esercita ancora parecchia influenza in Guatemala, "dove i testimoni temono per la loro vita".

Arrestato a Ginevra il 31 agosto 2012, il 43enne contesta le accuse. Il suo processo dovrebbe durare tre settimane.

SDA-ATS