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Nel condannare il nazionalista turco Dogu Perincek per discriminazione razziale nel 2007, la Svizzera ha violato il principio della libertà d'espressione. Lo afferma la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, alla quale l'imputato - che aveva negato il genocidio del popolo armeno - si era rivolto dopo la sua condanna pronunciata dal Tribunale federale (TF).

Perincek, presidente del Partito dei lavoratori della Turchia, aveva contestato pubblicamente l'esistenza di uno sterminio programmato della minoranza armena durante la prima guerra mondiale: in discorsi pronunciati nel 2005 a Losanna, Opfikon (ZH) e Köniz (BE) aveva fra l'altro parlato di una "menzogna internazionale".

Secondo la Corte europea, con questi propositi Perincek non ha commesso abusi di diritto. I giudici ricordano infatti che "il libero esercizio del diritto di dibattere apertamente di questioni sensibili e suscettibili di non piacere è uno degli aspetti fondamentali della libertà d'espressione".

"Questo diritto - prosegue ancora la corte - distingue una società democratica, tollerante e pluralista da un regime totalitario o dittatoriale". I giudici non si pronunciano sulla definizione giuridica di genocidio armeno. Essi ritengono che il termine "genocidio" sia "una nozione di diritto strettamente definita, le cui prove sono per altro difficili da fornire".

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SDA-ATS