Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Mai forse, dalla sua indipendenza nel 1991, la Georgia era stata così polarizzata come per le legislative di lunedì prossimo. Quando un anno fa il riservato oligarca Bidzina Ivanishvili, l'uomo più ricco del Paese, annunciò di voler sfidare il presidente Mikhail Saakashvili, questa piccola ex repubblica sovietica del Caucaso con 4,5 milioni di abitanti si divise subito in due campi: pro e contro.

Il magnate, il cui patrimonio di 5 miliardi di euro equivale a metà del Pil nazionale, è riuscito a unificare nella coalizione "Sogno georgiano" un'opposizione eterogenea, dai liberali ai nazionalisti radicali. In vista della cruciale partita del primo ottobre, ha ingaggiato anche l'ex star milanista Kahka Kaladze, accusato in campagna elettorale dalle autorità di legami con la criminalità organizzata, insieme con l'ex ministro Giorghi Khaindrava.

Il duello tra Saakashvili e Ivanishvili si gioca anche in chiave russa - pur essendo entrambi dichiaratamente filo occidentali, filo Nato e impegnati per il recupero delle repubbliche secessioniste di Abkhazia e Ossezia del sud dopo la guerra lampo con Mosca dell'agosto 2008. Ma il presidente accusa il rivale di fare in effetti il gioco del Cremlino.

L'oligarca contrattacca denunciando il regime autoritario del Capo dello Stato e presenta semmai come prova di pragmatismo la volontà di tendere la mano al grande vicino russo per "normalizzare le relazioni": una sua vittoria potrebbe dunque avviare il disgelo con la Russia di Putin, che dopo la guerra nell'Ossezia del sud ha interrotto ogni contatto con l'odiato Saakashvili e messo l'embargo sui prodotti georgiani, in particolare vino e acqua minerale, privando Tbilisi del suo più grande mercato d'esportazione.

Nonostante le accuse incrociate, in una campagna elettorale segnata secondo gli osservatori Osce da "provocazioni" e "aggressività", i due sfidanti sembrano avere d'altronde ideologia e programmi simili, conditi da una buona dose di populismo. "Di più per il popolo", è lo slogan del partito del presidente, che promette nuova occupazione, meno povertà e sostegni al settore agricolo (che assorbe il 50% della popolazione), con un programma da 12 miliardi di dollari.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS