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Stretta del governo tedesco contro le fake news e l'odio su internet. Facebook, Twitter & Co. rischiano di dover pagare multe fino a 50 milioni di euro, se non cancellano in modo rapido i contenuti palesemente falsi o punibili per legge.

È quanto prevede un disegno di legge, approvato oggi dal consiglio dei ministri a Berlino ed elaborato dal ministro della Giustizia, il socialdemocratico Heiko Maas.

La norma obbliga i social network a mettere a disposizione degli utenti una procedura semplice, da riconoscere e utilizzare per segnalare i post che violano le leggi, quelli, cioè, che contengono ad esempio diffamazioni o minacce, incitano all'odio, inneggiano al nazismo, sono legati al terrorismo o diffondono materiale pedopornografico.

I gestori dei siti devono valutare subito i reclami e rimuovere entro 24 ore i post evidentemente passibili di pena, mentre per i casi più complicati il termine è di una settimana. Multe pesanti per i siti che non si attengono alle nuove regole: la persona indicata come responsabile per la gestione delle denunce rischia una multa fino a 5 milioni di euro, che può salire fino a 50 per i social network.

"La libertà di opinione finisce lì dove inizia il diritto penale", ha commentato il ministro Maas. Il quale ha deciso il giro di vite per costringere i giganti del web a reagire più rapidamente rispetto ad oggi.

Dopo un anno di lavoro, una speciale task force contro l'hate speech voluta dal ministero ha rivelato che appena il 46% dei commenti d'odio segnalati dagli utenti vengono cancellati da Facebook. Un'indagine del sito jugendschutz.net rivela invece che Facebook rimuove il 39% dei post punibili per legge, YouTube il 90% e Twitter appena l'1%.

Il disegno di legge voluto da Maas ha sollevato polemiche in Germania. L'accusa più diffusa: il governo mette a rischio la libertà di espressione su internet e affida ad aziende private un compito che spetterebbe alla giustizia. C'è il rischio che i social network, per timore di incorrere nelle multe, cancellino precipitosamente i contenuti, spiegano ad esempio i sindacati dei giornalisti dju e djv. Toni simili arrivano dall'associazione degli editori, che teme una "polizia privata delle opinioni" imposta dallo Stato.

Critiche inoltre ai tempi stretti dell'iter parlamentare: per diventare legge, la proposta dovrà essere approvata dal Bundestag, che potrebbe discuterla a fine giugno, cioè nell'ultima settimana di sedute prima delle elezioni politiche del 24 settembre.

SDA-ATS

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