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I ghiacciai alpini hanno perso molta della loro massa nella scorsa calda estate, che entrerà negli annali come una da record. È quanto risulta dalle più recenti misurazioni effettuate in Svizzera ed Austria. E secondo gli esperti una fine del fenomeno non è in vista.

Al centro dell'Austria i glaciologi hanno rilevato un enorme scioglimento: sul Dachstein - montagna situata una sessantina di chilometri a sud-est di Salisburgo, tra l'Alta Austria e la Stiria - la coltre di ghiaccio in media ha perso tre metri. E le sue lingue sono segnate da fenditure profonde fino a dieci metri, dove si può vedere il fondo, precisa un esperto della società "Bluesky Wetteranalysen", che su mandato statale misura regolarmente i livelli dei ghiacciai di Hallstatt, Schladming e Gosau.

Dopo due anni relativamente freschi, lo scioglimento del 2015 è stato estremo, con una perdita di massa simile a quella del torrido 2003, afferma Andrea Fischer, esperta dall'accademia delle scienze austriaca. In Svizzera - precisa - è stata rilevata una enorme perdita di massa sul ghiacciaio del Jamtalferner, vicino al Piz Buin, nei Grigioni. In alcuni punti lo strato è regredito di oltre quattro metri.

Per valutare la situazione, all'inizio dell'anno gli esperti praticano dei fori in diversi ghiacciai e vi inseriscono delle aste di misurazione, che poi fuoriescono in base al grado di scioglimento. Sul Dachstein quest'anno il ghiaccio secolare si è fuso talmente velocemente che si è dovuto ripetere per la seconda volta l'operazione in diversi punti.

Quasi cinque metri e mezzo di spessore sono andate in acqua in alcune lingue del ghiacciaio dell'Äusseren Mullwitzkees, nelle pendici meridionali del gruppo montuoso del Venediger, negli Alti Tauri tra il Salisburghese e il Tirolo. E secondo il rapporto della Fischer il ghiacciaio di Hallstatt ha perso quasi la metà del livello massimo di massa misurato nel 1850.

L'Österreichischen Alpenvereins (ÖAV), principale associazione alpinistica del paese, rileva i movimenti dei ghiacciai in un centinaio di punti di misurazione. I dati completi dovrebbero essere disponibili la prossima primavera, ma secondo Andrea Fischer il 2015 sarà indubbiamente ricordato negli annali come un anno di perdite estreme di massa ghiacciata, come nel 2003 e nel 1947. Però già adesso gli esperti prevedono un cumularsi di anni con scioglimenti da record.

La situazione sembrerebbe analoga in Svizzera. Secondo Andreas Bauder, glaciologo del Politecnico federale di Zurigo (ETH), non si raggiungeranno i record del 2003. Comunque - precisa - i piccoli ghiacciai al di sotto dei 3000 metri di quota sono "completamente disgelati", ossia non hanno più una coltre di neve vecchia che li protegge dal sole.

Per ora le prime nevicate di inizio settembre "hanno posto fine alle sofferenze", ma la situazione è ben lontana da uno stato di equilibrio che potrebbe stabilizzare per lo meno i ghiacciai in alta quota, sottolinea la Fischer.

La fine della loro sparizione non è in vista - aggiunge l'esperta. E forse tra qualche decennio il ghiaccio nelle Alpi esisterà solo sotto terra, come nelle famose grotte di Obertraun, nel distratto di Gmunden (Alta Austria) oppure a Werfen, villaggio del Salisburghese con le più grandi grotte di ghiaccio del mondo. In questi posti ci sono condizioni microclimatiche specifiche che finora non sono cambiate.

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SDA-ATS