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Glencore: sotto accusa negli Usa per lavoro forzato bambini in RDC

Glencore, il più grande produttore privato di cobalto al mondo, è menzionato 52 volte nella denuncia. Disporrebbe delle concessioni per lo sfruttamento di numerosi giacimenti nella RDC, spesso attraverso la sua filiale Kamoto Copper Company. KEYSTONE/URS FLUEELER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 dicembre 2019 - 15:36
(Keystone-ATS)

Glencore, gigante delle materie prime con sede a Baar (ZG), è citato, assieme ad altre multinazionali, in una causa collettiva negli Stati Uniti sulle condizioni di lavoro nelle miniere di cobalto.

L'organizzazione non governativa (ong) International Rights Advocates (IRA) ha denunciato i casi di "centinaia, persino migliaia di bambini mutilati o uccisi" nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), secondo un comunicato diramato domenica, a cui Le Temps dedica oggi un articolo.

In una nota pubblicata ieri sul suo sito, il gruppo Glencore afferma però che IRA, una ong di avvocati con sede a Washington, gli ha attribuito "per errore" delle concessioni di sfruttamento che di fatto non gli appartengono e sottolinea che "Glencore non tollera alcuna forma di lavoro dei bambini, sia esso forzato od obbligatorio".

La denuncia è rivolta contro le multinazionali statunitensi Apple, Google, Microsoft, Tesla e Dell, sospettate di aver "aiutato e incoraggiato" lo sviluppo di una catena di approvvigionamento di cobalto con condizioni di lavoro miserabili nella RDC. Questo elemento chimico serve per la produzione delle batterie al litio di smartphone, tablet, computer e automobili elettriche.

L'azione collettiva di IRA è stata lanciata a nome di quattordici persone, rappresentanti legali di bambini uccisi o mutilati in seguito a incidenti nelle miniere congolesi.

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