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Investitori svizzeri non influenzati da eventi internazionali, secondo Credit Suisse

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

Eventi politici quali l'elezione di Donald Trump e Emmanuel Macron oppure l'uscita britannica dall'UE hanno avuto ampia risonanza negli organi di informazione, ma poca influenza sulle decisioni di investimento da parte degli imprenditori svizzeri.

Gli energici interventi sui mercati dei cambi da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) hanno invece attenuato l'incidenza dell'incertezza politica sull'economia reale. È quanto rileva il Credit Suisse (CS) nel suo trimestrale "Monitor Svizzera" pubblicato oggi.

Le reazioni delle aziende elvetiche sono state ogni volta ragionevoli e accorte, scrive la grande banca. Tant'è che nel recente passato non si sono più osservate correlazioni significative tra l'andamento della crescita degli investimenti e l'"indice dell'incertezza politica", calcolato dagli economisti del CS in base al numero di notizie politiche poco rassicuranti nei media svizzeri.

Dai sondaggi condotti emerge chiaramente che, sebbene gli eventi politici abbiano un impatto diretto sul sentimento delle aziende, prima di adottare misure concrete gli imprenditori attendono che le implicazioni siano opportunamente valutabili. La diffusa incertezza politica misurabile in base a quanto riportato dai media non è un buon strumento previsionale, sottolinea la grande banca.

"È essenziale sapere se le decisioni di natura politica modificano realmente o no il contesto fondamentale per le imprese", dichiara Oliver Adler, capo della ricerca economica del CS. "Se una decisione politica è difficilmente attuabile e prevede un orizzonte temporale poco chiaro - il che è frequente soprattutto in caso di richieste populiste - il suo effetto sull'economia reale dovrebbe essere proporzionalmente trascurabile, pur dominando nei media", aggiunge Adler.

Le reazioni in assoluto più forti delle imprese, infatti, sono state osservate dopo l'abolizione della soglia minima di cambio tra franco ed euro del gennaio 2015, che stando ai sondaggi era stata interpretata come irrevocabile dalle aziende. Lo "shock del franco" ha colpito le piccole imprese più duramente di quelle grandi. Ma in tempi di rischi politici inaspriti il deciso intervento della BNS sul mercato valutario per indebolire la moneta elvetica ha affievolito le conseguenze sull'economia reale, ricorda il CS.

Sebbene con la vittoria riportata da Emmanuel Macron alle presidenziali in Francia l'incertezza politica in Europa si sia attenuata, secondo gli economisti del CS nei mesi a venire la BNS non sospenderà integralmente i suoi acquisti di valuta estera.

D'altro canto per gli esperti della grande banca sussistono i presupposti per una nuova ripresa dell'economia d'esportazione. Il rilancio dovrebbe essere alimentato in particolare dagli sviluppi economici positivi nei paesi acquirenti europei. Inoltre l'economia interna elvetica rimane solida, anche se sta guadagnando slancio solo lentamente. L'immigrazione dovrebbe sostenere la crescita dei consumi anche in futuro, ma il contributo alla crescita sarà ridimensionato.

Di conseguenza, per il 2017 gli economisti del Credit Suisse mantengono la loro previsione di crescita dell'1,5%, mentre per il 2018 pronosticano sempre una leggera accelerazione all'1,7%. In entrambi gli anni il rincaro dovrebbe attestarsi sullo 0,5%.

SDA-ATS

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