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GR: la strategia sulla cultura non convince del tutto

La strategia per la promozione della cultura presentata per la prima volta dal Governo grigionese presenta varie aperture, per un approccio in materia più interdisciplinare, ma solleva anche alcune critiche. KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 06 febbraio 2020 - 17:53
(Keystone-ATS)

Per la prima volta il Governo retico presenta una strategia per la promozione della cultura nei Grigioni con vari obiettivi per gli anni 2021-2024. Il messaggio non convince però del tutto.

Il documento, come informa oggi il Governo retico, esplicita una serie di obiettivi e punti chiave (suddivisi in promozione, cura e mediazione della cultura) con le relative misure per raggiungerli in collaborazione con le regioni, i Comuni e i privati.

La strategia presentata fa seguito all'approvazione, nel febbraio 2017, della nuova Legge sulla promozione della cultura (LPCult) da parte del Gran consiglio. Legge e ordinanza, entrate in vigore il 1° gennaio 2018, stabiliscono da un lato i compiti statali nella promozione, nella cura e nella mediazione della cultura, e dall'altro indicano le condizioni quadro nei limiti delle quali può svilupparsi "la variegata produzione artistica, la partecipazione della popolazione alla vita culturale nonché la cura e la mediazione dell'eredità culturale".

Spulciando il documento balzano per esempio all'occhio i contributi per mandati di prestazione a enti di interesse regionale, come può essere il Museo Moesano di San Vittore o gli aiuti introdotti per le scuole di musica.

La strategia presentata è risultato di un importante lavoro di condivisione. Un impegno che ha portato a due significative aperture. Prima di tutto a cambiare è il modo con cui si vuole affrontare la politica culturale, con un approccio più interdisciplinare, abbracciando economia e turismo, tenendo maggiormente conto degli effetti positivi dell'offerta culturale sull'immagine del Cantone o di una Regione. Altra innovazione di rilievo riguarda la durata dei progetti da sostenere, ora estesa su più anni in modo da venire incontro a produzioni più importanti per esempio teatrali o cinematografiche.

C'è chi ritiene però che le misure indicate andavano presentate prima dell'approvazione della LPCult, che "ne limita di fatto il raggio di azione". Aixa Andreetta, che fa parte della Commissione cantonale per la promozione della cultura, pur lodando il grande svolto, sottolinea a questo proposito che con alcuni dei provvedimenti presentati si corre il rischio di non essere abbastanza concreti.

Fra le questioni sollevate, per citare un esempio, c'è chi si chiede se basteranno 600'000 franchi quale importo unico, spalmato su quattro anni, per contribuire alle spese fisse (affitto e gestione degli spazi) sopportate dagli attori del ramo, per liberare nuove risorse da destinare alla promozione culturale.

Un altro punto che ha sollevato critiche è la modalità di attuazione dell'art. 3 della Strategia per la promozione della cultura, che prevede una maggiore partecipazione delle Regioni, poiché questi organismi - nati con la Riforma territoriale del 2014 - non dispongono di fatto di mezzi propri.

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