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GR: orso investito da treno, nessuna ferita grave

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 maggio 2012 - 12:42
(Keystone-ATS)

L'orso M13 investito lunedì sera 30 aprile da un treno nella Bassa Engadina sembra essersela cavata con pochi danni: i guardaboschi che lo sorvegliano costantemente non hanno rilevato fratture o ferite esterne, ha detto oggi all'ats Georg Brosi, ispettore grigionese della caccia, che ha già lavorato per diversi anni come veterinario.

L'orso di circa due anni reagisce normalmente e non presenta disturbi dell'equilibrio, ha aggiunto Brosi, contrario a narcotizzare di nuovo il plantigrado per sottoporlo a una visita medica: "l'orso è e rimane un animale selvatico", afferma. M13 era già stato addormentato il mese scorso per potergli applicare un collare con un trasmettitore GPS.

Investito da una locomotiva della Ferrovia retica sul tragitto tra Scuol e Klosters, il giovane maschio di circa 120 chili ha certamente riportato una qualche contusione e continua a muoversi nella zona dell'incidente, che non è stata precisata.

Non ci sono per il momento invece notizie su un altro orso, non ancora identificato, avvistato a sua volta lunedì sera nella zona del passo del Forno verso la Val Monastero. I guardacaccia non hanno potuto finora trovare materiale per un'analisi genetica. Non è escluso che si tratti di M12, fratello di M13 e del defunto M14, investito e ucciso da un Suv nella notte tra il 21 e il 22 aprile sulla statale del Brennero nei pressi di Chiusa (Bolzano).

Sebbene M13 sia stato più volte avvistato nei pressi di località abitate, un suo abbattimento è per ora fuori discussione, afferma il consigliere di stato grigionese Mario Cavigelli, responsabile del Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste, in una intervista pubblicata oggi dalla "Südostschweiz".

Cavigelli ribadisce però nel contempo che il canton Grigioni non è un territorio adatto agli orsi. L'intenzione delle autorità retiche è di potenziare la presenza di guardiacaccia al confine tra Svizzera e Italia per tenere lontani i plantigradi. Il parco nazionale nell'Alto adige è molto più idoneo per ospitare questi animali, ritiene Cavigelli.

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