L'incendio divampato quattro giorni fa sull'isola greca di Evia ha distrutto circa 2800 ettari di foresta protetta in quello che le autorità hanno definito un "disastro ecologico". Un rogo che le stesse autorità iniziano a sospettare abbia avuto origine dolosa.

Gli esperti dei vigili del fuoco hanno infatti trovato oggetti che possono essere stati usati per appiccare le fiamme, tra cui stracci, resti di taniche e cumuli di rami. Secondo la tv Skai, inoltre, ci sono indicazioni che il rogo sia partito simultaneamente in tre punti. La polizia ha ascoltato 25 testimoni e tre residenti della zona sospettati di aver avuto un ruolo nell'incendio.

Mentre i venti sono calati, i 390 pompieri impegnati a Evia sono riusciti a confinare il fuoco in una gola vicina al villaggio di Platania. Ben 101 mezzi sono sull'isola e i pompieri sono assistiti da sette unità dell'esercito.

L'incendio è iniziato martedì mattina nella zona di Agrilitsa, e le fiamme hanno portato all'evacuazione di quattro villaggi, Stavros, Platania, Kontodespoti e Makrymalli. Atene ha chiesto assistenza ad Italia e Croazia per contrastare i roghi. Non ci sono stati feriti.

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