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La Grecia ottiene lo sblocco del prestito europeo con un'estensione di quattro mesi, ma gli aiuti saranno vincolati alle misure che realizzerà e che, per una prima parte, dovrà già portare lunedì.

Il nuovo governo di Atene e i Paesi Europei raggiungono una prima intesa. Un accordo di principio, da riempire di contenuti. Ma la strada è tracciata. L'intesa viaggia su quattro punti: estensione dell'attuale programma di aiuti per 4 mesi, completamento con successo della valutazione delle misure (richieste dal Memorandum, ndr) prima del nuovo esborso di aiuti, elenco riforme entro lunedì e rispetto degli impegni presi. In pratica la Grecia si è impegnata, una volta concordate le misure, ad astenersi dal ritirarle o modificarle unilateralmente se queste hanno un impatto sul bilancio.

L'intesa raggiunta concede alla Grecia un'estensione del programma di aiuti di quattro mesi, ma il negoziato non finisce qui: ora bisogna discutere i dettagli tecnici, un lavoro che coinvolgerà gli esperti dell'euro working group e il cui esito è tutt'altro che scontato. Inoltre, il monitoraggio resta stretto: entro lunedì il Governo dovrà presentare la lista delle riforme che intende portare avanti, che saranno valutate dalle 'istituzioni'. Cioè la ex Troika.

L'accordo "di principio" è stato raggiunto fuori dall'Eurogruppo. La riunione dei ministri dell'Eurozona è iniziata solo intorno alle 19, con oltre tre ore di ritardo. Il presidente Jeroen Dijsselbloem voleva evitare che si arrivasse di nuovo ad un confronto dove 18 Paesi erano uniti contro Atene, come è successo negli ultimi due Eurogruppi.

Inoltre le frizioni, anche caratteriali, tra il ministro greco e quello tedesco avrebbero rischiato di surriscaldare troppo l'atmosfera della sala, rischiando di accorciare ancora di più le possibilità di un'intesa. "Il cambiamento di retorica dei greci ha creato problemi di fiducia", ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis entrando all'Eurogruppo.

È per questo che Dijsselbloem ha organizzato una serie di incontri bilaterali prima della riunione a 19. L'olandese questa mattina aveva anche visto il presidente della Ue Donald Tusk, per valutare la possibilità di convocare un summit europeo qualora le cose si fossero messe male.

Le premesse non erano delle migliori: "La situazione è molto difficile", aveva ammesso. In effetti da Spagna a Irlanda, da Portogallo a Lussemburgo, da Slovacchia ad Austria, tutti ritenevano la lettera inviata dai greci a Bruxelles non soddisfacente. Non solo la Germania dunque, ma una serie di altri Paesi chiedevano ad Atene di fare di più. Per i ministri, la lettera di Atene era troppo vaga. Consente un "margine di interpretazione troppo ampio", lamentava l'austriaco Hans Schelling.

Un'apertura, con richiesta di impegno, era invece arrivata dalla Cancelliera tedesca, Angela Merkel. "La lettera greca dimostra che la Grecia è ancora interessata agli aiuti europei". E aveva aggiunto, "Bisogna migliorare le cose" ma la posizione tedesca è sempre stata "quella di lottare affinché la Grecia resti nell'euro".

"La Grecia è nella zona euro e ci deve restare", le aveva fatto eco il presidente francese François Hollande

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SDA-ATS