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BRUXELLES - L'Ue è pronta a intervenire, nel caso vi fosse bisogno, per aiutare la Grecia, mettendo a disposizione prestiti agevolati che permettano ad Atene di onorare i propri impegni sul fronte del debito pubblico. Ma sui meccanismi finanziari da utilizzare e sull'ammontare degli aiuti regna ancora una grande incertezza. Questa la situazione all'interno dell'Eurogruppo riunitosi oggi a Bruxelles, dove si tenta la stretta sul piano salva-Atene, almeno raggiungendo una "intesa di base" in vista dell'Ecofin di domani, ma soprattutto del Consiglio Ue della prossima settimana.
Presenti alla riunione, oltre ai 16 ministri di Eurolandia, anche il commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet e per la prima volta il presidente stabile della Ue Herman Van Rompuy.
Il compromesso raggiunto dall'Eurogruppo dovrebbe prevedere una serie di possibili opzioni di intervento, da studiare ed approfondire ulteriormente: dall'erogazione di prestiti bilaterali alla Grecia coordinati da Bruxelles, all'accensione di una linea di credito verso Atene attraverso prestiti attivati dalla stessa Commissione Ue e garantiti dagli Stati. Nessuna cifra ufficiale è stata ancora fornita. Ma dalle indiscrezioni emerge che per onorare i suoi prossimi impegni sul fronte del pagamento dei titoli pubblici Atene ha bisogno di almeno 20-25 miliardi di euro.
Sullo sfondo ci sono però le divisioni sempre più evidenti tra i principali Paesi della zona euro, che rendono l'intesa sul piano salva-Grecia più difficile del previsto. I contrasti tra Francia e Germania sono stati resi più che mai espliciti da un'intervista della ministra delle finanze francese, Christine Lagarde, che ha criticato Berlino per aver scelto di privilegiare una ripresa basata sulle esportazioni piuttosto che sullo stimolo alla domanda interna, che aiuterebbe anche gli altri Paesi di Eurolandia. Ma Parigi e Berlino sono divise anche sulla proposta di creare un Fondo monetario europeo (Fme). Per la Germania - come ha ribadito il ministro delle finanze, Wolfgang Schauble - deve essere uno strumento il cui scopo è soprattutto quello di rafforzare la disciplina sui conti pubblici e la vigilanza sugli Stati. Perché - ha detto - "il Patto Ue di stabilità e di crescita non è più sufficiente". Per questo propone un sistema di sanzioni severe, fino all'espulsione dalla zona euro dei Paesi che non rispettano gli impegni europei. Per la Francia, invece, l'Fme non è una priorità, anche perché Parigi è contraria a mettere mano ai Trattati. "Un maggiore coordinamento delle politiche economiche non può essere solo una questione di rispetto dei parametri sul deficit".
Francia e Germania sono invece sulla stessa linea d'onda per quel che riguarda la stretta sui derivati e sugli hedge fund. E in sintonia con Parigi e Berlino si è detto anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che nel corso di una colazione di lavoro col commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier, ha sottolineato l'importanza di procedere con la messa a punto delle nuove regole finanziarie europee, anche in assenza di un accordo globale. "I soldi che i governi hanno dato alla finanza - ha ribadito a Bruxelles - sono stati in parte usati contro gli stessi governi. Quindi, paradossalmente, i governi finanziano parte della speculazione".

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SDA-ATS