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Parte il confronto ufficiale tra Grecia ed Europa ma l'Eurogruppo prende tempo e rinvia tutte le aspettative a lunedì: la speranza è che dopo il vertice dei capi di Stato e di Governo di domani, e un weekend di riflessione sulle proposte greche, il nuovo Eurogruppo del 16 febbraio possa avere le idee più chiare ed avvicinarsi ad un'intesa. "Si lavora ad un compromesso", spiega il commissario agli affari economici Pierre Moscovici e "fiducioso" si presenta al suo primo appuntamento a Bruxelles il ministro delle finanze Yanis Varoufakis. Ma la strada è stretta, una soluzione sul debito sembra inaccettabile per molti e la Germania fissa di nuovo la linea invalicabile: se Atene non termina questo programma, non c'è più nulla.

"Ognuno è libero di fare quello che vuole, ma un programma esiste e o viene portato a compimento o non abbiamo più un programma", ha detto il ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schaeuble entrando all'Eurogruppo. Anche il tedesco allenta le aspettative: "Non mi aspetto risultati oggi, è l'inizio di un processo, dipende da cosa ci diranno, un programma c'è ed è già stato esteso". E il programma attuale, cioè il Memorandum con verifiche della Troika sulle misure in cambio di aiuti, è il punto di partenza per tutti i maggiori creditori della Grecia. Cioè Fmi, Bce e Governi dell'Eurozona.

"Per noi il punto di partenza è il programma che già hanno e ritengo che debbano attenersi a quello mandando avanti le riforme", ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Anche perché dall'anno scorso "sono tornati a crescere e hanno un avanzo, è cruciale che restino su quel cammino", ha aggiunto. Della stessa opinione l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna, tutti Paesi che, come la Grecia, hanno fatto i conti con i piani di aiuti Ue e le richieste della Troika. Completandole con successo. Per questo non vedono alternativa ad un negoziato che rispetti i paletti europei.

Per la Grecia si lavora ad un "buon accordo" che "tenga conto del risultato elettorale, ma anche il Governo deve riconoscere che esiste un programma", ha detto Moscovici, insistendo sulla linea scelta dai partner della moneta unica. Rinnegare l'attuale programma ed elaborarne un altro presenterebbe anche un'ulteriore difficoltà: quattro Paesi (Germania, Olanda, Finlandia e Slovacchia) dovrebbero chiedere il via libera dei loro Parlamenti, che non sarebbero così scontati.

L'unico spiraglio per la Grecia, al momento, è quindi abbandonare l'idea di dire addio all'odiato Memorandum. Del resto, all'interno di esso c'è un margine di manovra, come spiega il premier olandese Mark Rutte: l'accordo con l'Ue "già prevede un margine di manovra per i greci, che possono decidere quali tagli fare purché l'ammontare richiesto non cambi". Perché qualunque soluzione che preveda una riduzione del debito "è inconcepibile" secondo Rutte.

Domani il vertice europeo cercherà di non affrontare il nodo Grecia, per non rischiare di diventarne ostaggio: le posizioni sono molto diverse, il dibattito sarebbe troppo animato e il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk non vuole scoperchiare il vaso di Pandora. Soprattutto con un Eurogruppo lunedì che potrebbe trovare la quadratura del cerchio. Il tema si esaurirà quindi dopo una presentazione di Dijsselbloem, una dichiarazione di Tsipras e un intervento di Tusk, evitando di aprire il confronto.

I mercati, intanto, stanno a guardare con apprensione. Le borse europee hanno registrato perdite nell'ordine dei decimali, con la piazza di Atene che ha invece perso oltre il 4%.

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SDA-ATS