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Nella turbolenta situazione greca, neanche i sondaggi offrono una qualche indicazione su quale sarà il responso delle urne domenica sera a fine referendum.

A soli tre giorni dal voto sul piano di salvataggio del paese, gli elettori sembrano divisi quasi a metà fra coloro che intendono votare "sì" e quelli che opteranno per il "no", secondo l'edizione online del quotidiano Kathimerini, che citava i risultati di un sondaggio condotto dalla società Gpo. Peccato che poche ore dopo la pubblicazione, la società abbia preso le distanze da quella rilevazione, lasciando intendere che esso sia filtrato ancora incompleto e frammentario. E minacciando di ricorrere alle vie legali.

In base alla ricerca pubblicata dal quotidiano, il 47% degli intervistati si è detto propenso a votare "sì" per approvare più austerità e il piano di salvataggio internazionale. I favorevoli al "no", ovvero la posizione del governo che respinge quei termini, sono il 43%. Il margine di errore nel sondaggio, effettuato su 1.000 persone, è di 3,1 punti percentuali, si spiega nell'articolo.

Ma la Gpo non ha confermato quei dati, anzi. "Non abbiamo alcuna responsabilità per quelle cifre pubblicate dai media, incomplete e che non rispettano i criteri del nostro gruppo, e useremo tutti i mezzi legali per tutelare i nostri interessi", ha tuonato l'azienda in un comunicato. I sondaggi, si aggiunge, devono essere fatti in modo "responsabile", in particolare "mentre si attende la critica decisione del popolo greco".

Secondo alcune fonti, il sondaggio doveva restare privato (secondo molti su Twitter era stato commissionato da un'importante banca francese) e invece sarebbe stato lasciato filtrare alla stampa, che lo ha immediatamente pubblicato.

Secondo diversi osservatori, al di là del rilevamento uscito su Kathimerini, lo spostamento verso il "sì" era atteso, in particolare dopo la chiusura delle banche e le file di persone per riscuotere la pensione in contanti.

Prima della proclamazione del referendum, i sondaggi indicavano una prevalenza dei favorevoli ad un accordo, per quanto duro da digerire. Quando è stato annunciato il voto, si è vista una crescita dei "no", fermata proprio dalla serrata degli sportelli bancari: secondo la società ProRata, prima dell'annuncio della chiusura delle banche, lunedì, i "sì" erano al 30% e i "no" al 57%, ma dopo i "sì" sono saliti subito al 37% mentre i "no" scendevano al 46%.

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SDA-ATS