Navigation

Grecia: momento di verità per Papandreou

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2011 - 13:15
(Keystone-ATS)

Ancora una giornata decisiva, quella di oggi, per la Grecia. A mezzanotte è attesa la conclusione del dibattito sul voto di fiducia al governo socialista, chiesto dallo stesso premier George Papandreou, ma con un esito estremamente incerto dopo gli sviluppi politici delle ultime 24 ore. Per una volta ancora, il Paese ritorna al centro dell'attenzione dei partner europei e dei suoi creditori, mentre all'interno del gruppo parlamentare del Pasok, il partito al governo, serpeggia rabbia e delusione per le ultime iniziative del primo ministro. A giudicare dalle prese di posizione di molti deputati socialisti, la fiducia al governo non sembra affatto certa, nonostante il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos abbia appena informato i partner europei della decisione di rinunciare al referendum sull'euro.

Mentre proseguono frenetici gli incontri fra i parlamentari del partito al governo e quelli fra i parlamentari dei due maggiori partiti, Pasok e Nea Dimocratia - il principale partito dell'opposizione (centro-destra) - tutti sono alla ricerca di una soluzione al problema venutosi a creare in seguito alla decisione - e alla marcia indietro di queste ore - presa da Papandreou di indire un referendum sul pacchetto di aiuti alla Grecia deciso dal Vertice europeo del 27 ottobre. Il Referendum, in effetti, non è mai stato annunciato "ufficialmente" e in maniera chiara da Papandreou, ma solo ventilato. Come pure "annullato" quasi a mezzabocca ieri sera da Venizelos. Oggi il ministro greco, ai margini del Vertice del G20 a Cannes, ha confermato che non ci sarà referendum parlando con il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, il commissario europeo agli affari economici e monetari Olli Rehn, ed il ministro dell'economia tedesco Wolfgang Schauble.

Insomma si è trattato di un pasticcio "alla greca" che ha fatto solo enormi danni all'economia europea e danneggiato ulteriormente, qualora ce ne fosse stato bisogno, l'immagine della Grecia.

Antonis Samaras, il leader di Nea Dimocratia, parlando la scorsa notte in Parlamento durante il dibattito sulla fiducia al governo, ha ricordato che egli aveva più volte chiesto espressamente le dimissioni di Papandreou come condizione "sine qua non" per la formazione di un governo di transizione, composto da personalità al di fuori dei partiti, in grado di portare il Paese alle elezioni anticipate entro sei settimane.

Cioè un esecutivo di tecnici in grado di garantire l'approvazione dell'accordo per il salvataggio della Grecia raggiunto con i partner europei. Samaras ha ricordato di essere stato fin da subito contrario allo svolgimento del referendum perché, a suo dire, "molto pericoloso" per le sorti del Paese, ed ha accusato Papandreou "di aver rischiato di distruggere la Grecia, l'Europa e l'euro". Dopo l'intervento di Samaras, i deputati di Nea Dimocratia hanno abbandonato l'aula dove ritorneranno in queste ore per partecipare al voto sulla fiducia al governo.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?