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Grecia: ok ad aiuti, ma saranno a rate

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 marzo 2012 - 19:39
(Keystone-ATS)

La Grecia è salva, ma resta sotto un serratissimo controllo dell'Unione europea che non ammette relax ora che il governo ha ottenuto gli aiuti: l'Eurozona ha dato oggi il via libera definitivo al secondo piano da 130 miliardi di euro, ma l'esborso avverrà attraverso numerose "rate", che consentiranno all'Ue una verifica puntuale degli impegni del governo per risanare i conti. L'Europa, fa capire il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, è pronta a chiudere il rubinetto in qualsiasi momento.

Mancava solo l'approvazione formale da parte dei parlamenti nazionali, per l'ok definitivo al secondo piano salva-Grecia che porterà l'ammontare complessivo dello sforzo europeo per Atene alla cifra record di 214 miliardi di euro. I 130 miliardi saranno versati entro il 2014.

"Gli Stati della zona euro hanno approvato formalmente il secondo programma, tutte le procedure nazionali sono state completate", si legge nella nota di Juncker. I paesi, spiega, "hanno anche autorizzato l'Efsf a mettere in campo la prima parte degli aiuti, cioè 39,4 miliardi, che saranno versati in diverse tranche".

Questi primi aiuti andranno, come "incentivo", ai creditori privati che hanno accettato di partecipare al piano di "swap" dei titoli, perdendo fino al 70% sul valore dei loro titoli greci. Mentre per gli altri fondi, la scaletta dei versamenti non è ancora fissata e dipenderà anche dal contributo del Fondo monetario internazionale (Fmi), che domani dovrebbe fissare la sua quota. Si pensa che arriverà almeno a 18 miliardi, molto meno di quelli stanziati per il primo piano.

Il primo salvataggio, varato a maggio 2010, prevedeva un pacchetto da 110 miliardi, diviso in parti uguali tra Fmi, prestiti bilaterali degli Stati di Eurolandia e budget dell'Ue. Ma per questo secondo piano l'Fmi non ha voluto esporsi troppo, e ha fatto pressione sull'Eurozona perché fossero i paesi dell'euro a fare lo sforzo maggiore. E secondo alcune analisi, non è da escludere nemmeno un terzo piano, forse più "leggero", nel 2015, se la Grecia non riuscirà a tornare sui mercati nel 2015 e se non uscirà dalla recessione in cui è piombata da cinque anni.

Per Juncker "questo secondo programma di aiuti è un'opportunità unica per la Grecia, e non deve sprecarla", e la preoccupazione dell'Eurozona è tutta per il governo e i giochi dei suoi politici, che negli ultimi mesi, con i litigi e le mosse da campagna elettorale, hanno perso la fiducia degli altri partner dell'euro. Le autorità greche, spiega Juncker, "devono quindi continuare a dimostrare forte impegno verso le riforme e proseguire anche lo sforzo di risanamento dei conti, e le privatizzazioni, per restare in linea con il secondo programma".

Ma con le elezioni politiche previste forse già in aprile, il dubbio sullo scenario post-elettorale resta, tanto che l'Ue vuole lasciarsi un'uscita d'emergenza al secondo piano di aiuti: dividendoli in numerose tranche, a cui l'Eurogruppo dovrà dare il vie libera ogni volta, si garantisce un controllo strettissimo su ogni mossa di Atene.

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