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BRUXELLES - La speculazione è tornata in forze ad attaccare la Grecia e ad alimentare i timori sulla tenuta della sua economia. Per il secondo giorno consecutivo, il divario tra i tassi d'interesse dei titoli di Stato decennali greci e di quelli dei titoli tedeschi ha messo a segno un record: 407 punti base, un livello mai raggiunto dall'introduzione dell'euro. Intanto la moneta unica europea è sempre più sotto pressione
A nulla sono valse oggi le smentite giunte da Atene e Bruxelles. Il premier Giorgio Papandreou e il presidente permanente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy hanno affermato che la Grecia non ha mai chiesto una revisione dell'accordo raggiunto dai 16 Paesi di Eurolandia il 25 marzo scorso sul meccanismo per intervenire, se necessario, a sostegno del Paese in difficoltà.
Sui mercati internazionali il tasso d'interesse sui titoli decennali del debito pubblico della Grecia ha raggiunto il massimo assoluto dal 1999 arrivando a quota 7,17%, ben al di sopra di quel 6% che solo qualche settimana fa appariva già come un livello difficilmente sostenibili a lungo termine.
A incidere sulla ripresa della speculazione sono state anche le ultime indiscrezioni pubblicate sulla stampa greca e internazionale in merito alla revisione del deficit 2009 e le stime di crescita per il 2010.
Il ministro delle Finanze, Georges Papaconstantinou, ha ammesso che i conti pubblici, lo scorso anno, si sono chiusi in rosso per un ammontare pari al 12,9% del Pil (contro il 12,7% precedentemente indicato). Ma sui giornali economici greci sono comparsi oggi numeri che vanno dal 13,5 al 14,3%.
Ad alimentare i timori sulla tenuta della finanza pubblica greca sono però anche previsioni negative, per il 2010, sul fronte della crescita. Una preoccupazione che nasce dal ritardo con cui, secondo alcuni osservatori, la crisi sta facendo sentire i suoi effetti sull'economia ellenica.

SDA-ATS