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Grecia senza accordo, default si avvicina

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 febbraio 2012 - 21:10
(Keystone-ATS)

Il default della Grecia si avvicina a grandi passi: la giornata cruciale per Atene, che avrebbe dovuto vedere l'accordo tra partiti e troika Ue-Bce-Fmi sulle riforme da fare per sbloccare i nuovi aiuti, è stata un fallimento.

Al termine di una giornata di trattative, i leader dei partiti non hanno sottoscritto gli impegni di una maggiore austerità richiesti dalla troika, e il premier Lucas Papademos non è stato in grado di mediare, nonostante sia convinto che dei progressi si stiano facendo e vuole tornare a riunirsi domani con i tre leader. Ma i mercati, scommettono in molti, non saranno più disposti a seguire le trattative greche e forse anche l'Eurozona da questa settimana comincerà a fare i conti con un default che sembra sempre più difficile scongiurare.

La Ue aveva chiesto un accordo entro domenica sera, sia nella trattativa con i privati, sia in quella con i "prestatori" internazionali. Mancano entrambi, anche se quello con i privati sembra ormai il più semplice e vicino.

Il premier Papademos oggi ha mediato con la troika, poi con i capi dei tre partiti Georges Papandreou (socialisti), Antonis Samaras (destra) e Georges Karatzaferis (estrema destra), e ha addirittura chiamato il presidente della Bce Mario Draghi e il direttore generale del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde per chiedere aiuto nelle trattative. Alla fine dei negoziati, nulla di fatto, anche se Papademos ha detto che c'è un'intesa sui "punti base" del piano suggerito dalla troika.

"Non consentirò misure che portino a una maggiore austerità", ha detto Samaras, mentre Karatzaferis ha affermato di non voler "contribuire all'esplosione di una rivoluzione" accettando le misure proposte dalla troika.

Ue-Bce-Fmi chiedono l'abbassamento dei salari minimi e il taglio delle tredicesime anche nel privato, e un intervento sulle pensioni complementari, punti su cui nemmeno i sindacati non intendono cedere. Inoltre, vogliono nuovi tagli pari all'1% del pil - circa due miliardi di euro - quest'anno, inclusi abbattimenti di costi di difesa e sanità. Senza un impegno scritto su tagli e riforme, la troika non concederà i nuovi aiuti da 130 miliardi di euro.

Senza i nuovi aiuti, la Grecia fallirà a marzo, quando dovrà rimborsare 14,5 miliardi di euro di bond in scadenza. E ieri lo stesso presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker ha evocato un simile scenario, dopo mesi in cui ha puntalmente smentito qualunque ipotesi del genere.

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