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Si aggrava il castello accusatorio per i 30 attivisti di Greenpeace, in gran parte stranieri, in galera a Murmansk dopo il blitz pacifico con la rompighiaccio Artic Sunrise contro una piattaforma petrolifera artica di Gazprom: oggi gli investigatori hanno riferito di aver trovato a bordo della nave sostanze stupefacenti e attrezzature dal duplice utilizzo, nonché di voler contestare dopo la pirateria altri gravi reati ad alcuni militanti, come l'attentato alla vita e alla salute delle guardie di frontiera.

Il comitato investigativo ha reso noto di aver rinvenuto a bordo dell'Artic Sunrise sostanze stupefacenti, presumibilmente morfina e semi di papavero da oppio, ed equipaggiamenti con tecnologie "duali", ossia civili e militari. Una scoperta tardiva ma che lascia capire le loro intenzioni bellicose.

Greenpeace ha risposto subito: "non possiamo che supporre che le autorità russe facciano allusione al materiale medico necessario che la nostra nave è tenuta ad imbarcare conformemente alla legislazione marittima. Qualsiasi affermazione sulla scoperta di droghe illegali è diffamatoria".

Un rappresentante russo dell'associazione ambientalista, Mikhail Kreindil, ha inoltre osservato che in quella nave senza equipaggio da oltre due settimane "si sarebbe potuto trovare anche una bomba atomica". Quanto alle tecnologie "duali", ha ironizzato, "anche con un microscopio si possono piantare dei chiodi".

Ma più preoccupante è la minaccia di nuove accuse, per aver tentato di speronare i motoscafi delle guardie di frontiera, attentando alla loro vita: un reato punito da 5 a 10 anni.

Tra i 30 attivisti di Greenpeace c'è anche uno svizzero. Finora tutti sono stati accusati di pirateria, reato punito con pene che vanno da 10 a 15 anni.

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SDA-ATS