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Guatemala: ex generale vince presidenziali, ma serve 2. turno

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 settembre 2011 - 21:52
(Keystone-ATS)

In un Guatemala più che mai ossessionato dalla dilagante violenza che costringe tutti a vivere nella paura, alle presidenziali di ieri oltre il 75% degli elettori ha votato per tre candidati di destra che hanno promesso mano dura e pena di morte per arginarla. Tra loro si è imposto l'ex generale Otto Perez Molina, 61 anni, un esperto in antiguerriglia che, scrutinato l'85% dei seggi, ha raccolto il 36% dei suffragi.

Non avendo però superato la metà dei voti dei 4,3 milioni di elettori (su un totale di 7,3) andati alle urne, il 6 novembre dovrà misurarsi in un ballottaggio con l'imprenditore populista Manuel Baldizon (che ha promesso "un'iniezione letale" per i criminali), fermatosi al 23% dei voti.

Seguito da un altro candidato di destra, il professore di matematica Eduardo Suger con il 16,5%. Da rilevare che l'unica candidata di sinistra, la Premio Nobel per la Pace 1992, Rigoberta Menchù, è stata il fanalino di coda dei dieci in lizza con circa 2,5% dei voti.

"Ho un vantaggio storico e non avrò problemi ad impormi", ha assicurato oggi Perez Molina. Che, se andrà al potere, sarà il primo ex militare a farlo dal 1986, l'anno in cui è tornata la democrazia, succedendo al socialdemocratico Alvaro Colom.

Perez Molina, accusato di aver violato i diritti umani durante la passata guerra civile (34 anni e 200'000 morti) conclusasi nel 1996, sembra aver già i piani per combattere criminalità: subito forze militari in campo per recuperare aree controllate da malavita e narcos (in cinque regioni vige già lo stato d'emergenza) e riforma dei servizi segreti.

Ma se l'eventuale guerra ai narcos potrebbe trasformarsi in un bagno di sangue come accade in Messico (50'000 morti in cinque anni da quando è sceso in campo l'esercito), non gli sarà nemmeno facile superare anche l'altra faccia drammatica del Guatemala. Quella per cui la metà della popolazione è povera (un milione di bambini denutriti) e lo Stato è un colabrodo alla mercé dei corrotti.

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