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Haftar sconfitto a Tripoli annuncia il golpe in Libia

Sconfitto sul campo a Tripoli, il generale Khalifa Haftar ha annunciato una sorta di golpe, con un fantomatico "mandato popolare" a governare tutta la Libia. KEYSTONE/EPA/YANNIS KOLESIDIS sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 28 aprile 2020 - 21:26
(Keystone-ATS)

Sconfitto sul campo a Tripoli e isolato a livello internazionale, il generale Khalifa Haftar ha annunciato una sorta di golpe, con un fantomatico "mandato popolare" a governare tutta la Libia. Però gli sta pure sfuggendo la parte di parlamento rimasto a Tobruk.

È questo il quadro che si profila dopo l'annuncio televisivo di lunedì sera in cui Haftar ha presentato alcune manifestazioni di piazza svoltesi negli ultimi giorni in seguito ad un suo appello fatto giovedì come un "mandato a svolgere un compito storico" a "occuparsi del Paese", insomma attribuirsi pieni poteri per governare la Libia.

L'uomo forte della Cirenaica ha anche dichiarato la "fine dell'accordo di Skhirat", quello di fine 2015 su cui si basa il governo del premier Fayez al Sarraj che Haftar sta cercando invano di cacciare con le armi dal 4 aprile dell'anno scorso.

Insomma un "putsch", come ha dichiarato l'Alto consiglio di Stato (Hsc). Un golpe anche contro i resti del parlamento di Tobruk presieduto da Aqila Saleh, come ha rimarcato il Consiglio presidenziale di Sarraj: "Il ribelle Haftar si è rivoltato anche contro i corpi politici" che "un giorno l'hanno legittimato". Saleh peraltro aveva appena ricevuto il plauso (segno "positivo") della missione delle Nazioni unite in Libia (Unsmil) per una sua proposta in otto punti di ritorno al "dialogo politico".

Dopo la perdita di città strategiche sulla costa occidentale verso il confine con la Tunisia, e nel pieno di una controffensiva a propulsione turca delle milizie filo-Sarraj a est, in direzione della suo quartier generale avanzato di Tarhuna, l'Alto consiglio di Stato e quello presidenziale di Sarraj hanno sostenuto che l'uomo forte della Cirenaica col proprio annuncio ha voluto camuffare le sconfitte subite.

In questo nuovo acuto nella lunga sequela dei suoi proclami, il 76enne Haftar appare isolato. Il capo ad interim dell'Unsmil, Stephanie Williams, dimostrativamente ha chiamato Sarraj sottolineando che "l'Accordo Politico e le istituzioni da questo scaturite rappresentano l'unico quadro di governance internazionalmente riconosciuto" per la Libia.

Una posizione riaffermata dall'Italia rinnovando il "pieno sostegno e riconoscimento alle istituzioni libiche legittime riconosciute dalla Comunità internazionale" tra cui l'esecutivo di Sarraj.

Pure Mosca, che ben tollera l'appoggia al generale di almeno 1.400 mercenari del russo "Wagner Group", ha detto che "non approviamo" la dichiarazione di Haftar. E persino il Cairo, indicato da rapporti Onu come suo fornitore di armi assieme ai più platealmente attivi Emirati arabi, ha ribadito l'"attaccamento dell'Egitto alla ricerca di una soluzione politica".

E, per completare il quadro, gli Usa "si rammaricano" delle dichiarazioni di Haftar che, per l'Ue - come sottolineato dall'Alto rappresentante per la Politica estera, Josep Borrell - prospettano inaccettabili "soluzioni unilaterali".

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