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Hinwil (ZH): neonazista tedesco a processo

Neonazista a processo al Tribunale distrettuale di Hinwil KEYSTONE/MELANIE DUCHENE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 giugno 2020 - 21:20
(Keystone-ATS)

Un neonazista tedesco di 32 anni è comparso questo pomeriggio davanti al Tribunale distrettuale di Hinwil (ZH) per rispondere alle accuse di discriminazione razziale e di delitti contro la legge sulle armi. La sentenza sarà pubblicata in un secondo tempo.

Il procuratore ha chiesto una condanna a 32 mesi, di cui 16 da scontare e 16 sospesi per quattro anni, così come un'espulsione dal territorio nazionale di 14 anni. L'imputato "finge di essere rispettabile ma è senza dubbio un nazista", ha detto il pubblico ministero.

L'uomo, che per altro è già tornato a vivere in patria, più precisamente in Turingia, da febbraio, ha invece negato di essere un neonazista. A suo dire, i numerosi tatuaggi con riferimenti a quell'ambiente non sono in realtà un segno di odio o violenza. Il cittadino tedesco ha solo ammesso di simpatizzare per valori quali l'onore e la lealtà, che ha definito scomparsi al giorno d'oggi.

La difesa pertanto ne ha chiesto l'assoluzione dalle accuse di discriminazione razziale. Il suo avvocato ha proposto una pena pecuniaria di 100 aliquote giornaliere da 10 franchi l'una, sospese per tre anni, per violazione della legge sulle armi.

Il 32enne, che risiedeva a Rüti e di professione è cuoco, è stato tra l'altro l'organizzatore del controverso concerto "Rocktoberfest" che nell'ottobre 2016 ha riunito circa 5000 estremisti di destra in un palazzetto per il tennis a Unterwasser, nella regione sangallese del Toggenburgo. La polizia, sorpresa dall'ampiezza dell'evento, non era intervenuta, ma il concerto neonazista ha fatto notizia anche fuori dai confini svizzeri.

L'accusa di possesso illegale di armi si riferisce ad una perquisizione effettuata nella sua abitazione nel 2019, quando sotto il letto del tedesco sono stati trovati un fucile d'assalto, una pistola mitragliatrice e quasi 2000 proiettili.

La discriminazione razziale è invece legata ad un commento su Facebook: l'imputato aveva risposto al resoconto di un sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz con un emoji che faceva il segno della mano sul viso - il cosiddetto "facepalm" - e l'osservazione che sette milioni di ebrei erano comunque sopravvissuti.

Il cittadino tedesco è da tempo noto alle autorità, sia svizzere che tedesche. A conferma delle sue simpatie naziste si è fatto tatuare sulle ginocchia e sulle spalle delle croci uncinate. Un altro tatuaggio che si è fatto immortalare sulla pelle ritrae il criminale di guerra Fritz Sauckel, capo del partito nazionalsocialista (Gauleiter) in Turingia - dove l'imputato è anche cresciuto - diventato sotto il regime nazista generale delle SS e condannato a morte al processo di Norimberga.

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