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Una clamorosa retromarcia dopo quattro mesi di psicodramma politico: il presidente Francois Hollande ha annunciato oggi dall'Eliseo la sua rinuncia al progetto di riforma costituzionale da lui promessa dopo gli attentati terroristici del 13 novembre.

Il leader socialista, che ha toccato un nuovo minimo di popolarità nei sondaggi (18%, il più basso tra i leader Ue), rinuncia a riunire le camere nel Congresso di Versailles e far votare i parlamentari per inserire lo stato d'emergenza e la revoca della nazionalità agli accusati di terrorismo nella carta costituzionale.

Uscendo dall'abituale riunione del Consiglio dei ministri del mercoledì, il presidente più impopolare della storia della Quinta Repubblica si è rivolto alle telecamere per annunciare tra le righe l'imbarazzante debacle. "Ho deciso di chiudere il dibattito costituzionale" per non essere riuscito a ottenere un consenso sulla riforma. "L'Assemblea Nazionale e il Senato - ha ammesso - non sono riusciti ad accordarsi su uno stesso testo. Oggi non ci sono le condizioni per un compromesso".

Niente camere riunite a Versailles, dunque, come promesso ai francesi tre giorni dopo gli attentati che causarono 130 morti. Niente revisione della carta fondamentale, il dibattito "è chiuso", ha deplorato il capo dello Stato. Un fallimento che a suo parere va addossato a "una parte" dell'opposizione di destra, in particolare tra i senatori dei Républicains, accusati di aver adottato un testo diverso da quello dei deputati che di fatto ha mandato a monte il progetto di revisione.

La regola più controversa, che ha trovato l'opposizione dei neogollisti ma anche spaccato la maggioranza portando alle dimissioni del ministro della Giustizia Christiane Taubira, era quella di privare della nazionalità chi si macchia di reati legati al terrorismo. Una disposizione "simbolica" se non "perfettamente inutile", come veniva bollata dai detrattori, perplessi, ad esempio, che un kamikaze potesse rinunciare a farsi esplodere per paura di perdere la cittadinanza transalpina. E che avrebbe sollevato un fondamentale problema di equità: dal momento in cui rimanere apolidi è vietato dalle convezioni internazionali la revoca sarebbe stata possibile solo per i titolari di un doppio passaporto, violando così il principio di 'eguaglianza' dei cittadini davanti alla legge, uno dei pilastri della République.

Il presidente ha comunque ribadito che "non devierà" dagli impegni assunti "per garantire la sicurezza del Paese". Anche perché, ha avvertito a otto giorni dagli attentati di Bruxelles, "la minaccia terroristica non è mai stata così elevata" e la "guerra" contro i boia dell'Isis sarà "ancora lunga".

Rivolgendosi ai deputati riuniti in aula a Parigi il premier Manuel Valls ha parlato di "immenso dispiacere" e deplorato "la fine" dello spirito di unità nazionale nato dopo le stragi dello Stade de France e dei locali di Parigi. Da parte sua, il segretario socialista, Jean-Christophe Cambadélis, ha voluto presentare ai francesi "le scuse" della maggioranza per non essere riuscita a condurre in porto la riforma dopo le estenuanti polemiche in parlamento e nei media.

Per l'ex presidente e attuale leader dell'opposizione, Nicolas Sarkozy, è stato Hollande stesso a creare "le condizioni del fallimento". Alcuni compagni di partito, come Eric Ciotti, annunciano la "fine del quinquennio". "È una sconfitta storica", esulta Marine Le Pen. A meno di 18 mesi dalla corsa all'Eliseo il capo dello Stato appare solo più che mai. Incluso a gauche, dove il "rifiuto di Hollande è massiccio", titola in prima pagina il quotidiano Le Monde. Secondo un ultimo sondaggio Ipsos-Sopra-Steria, il socialista uscirebbe escluso dal ballottaggio del 2017 indipendentemente dai suoi sfidanti al primo turno.

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SDA-ATS