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Hong Kong: Pechino lavora a piano per sostituire Lam

La governatrice di Hong Kong Carrie Lam è in bilico (foto d'archivio) KEYSTONE/AP Japan Cabinet Office sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2019 - 10:29
(Keystone-ATS)

La Cina lavora a un piano per sostituire la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, con un leader ad interim. Una decisione che segue i mesi di protesta sulle strade del territorio, e che ne è una conseguenza.

Se il presidente cinese Xi Jinping decidesse di procedere, Lam potrebbe essere sostituita - riporta il Financial Times citando alcune fonti - entro marzo, con il suo successore in carica fino alla scadenza del suo mandato, ovvero il 2022.

Fra i papabili successori di Lam ci sarebbero Norman Chan, l'ex numero uno della Hong Kong Monetary Authority, e Henry Tang, il figlio di un magnate del settore del tessile che è stato anche il segretario finanziario di Hong Kong. Nella rosa ci sarebbero anche altri due Chan, Paul Chan e Bernard Chan, ritenuti però troppo vicini all'amministrazione in crisi di Lam.

Prima di decidere ed eventualmente procedere con la sostituzione di Lam, Pechino vuole attendere che la situazione a Hong Kong si stabilizzi. Le proteste sono ormai giunte al quinto mese e i manifestanti hanno dichiarato di non volersi fermare fino a quando i leader del territori non saranno scelti tramite elezioni democratiche. La Cina si augura che, con l'aumento degli arresti, la violenza per le strade si plachi e che il sostegno dell'opinione pubblica verso le proteste diminuisca alla luce del susseguirsi di atti vandalici. Fino a marzo, quando si terrà la sessione annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo cinese, c'è ancora tempo. Tempo che può far calmare gli animi e le polemiche, almeno questa è la speranza di Pechino.

La gestione delle proteste a Hong Kong da parte di Lam è stata caratterizzata da alcuni passi falsi, fra i quali la sue decisione di insistere con la controversa legge sull'estradizione, per poi essere costretta a ritirarla.

Lam, divenuta ormai un bersaglio delle manifestazioni, ha ricevuto il sostegno di Pechino che ha supportato anche l'azione della polizia, definendo i dimostranti "rivoltosi".

Il piano, secondo fonti anonime sentite dal quotidiano della City, dipenderebbe dalla situazione nella città e dal ritorno alla calma, in modo da evitare che il cambio possa apparire come una resa alle violenze. Lam, che ha rifiutato concessioni di fronte alle proteste (tra la piattaforma delle 5 richieste ci sono le sue dimissioni e il suffragio universale), ha fatto ricorso alla legislazione d'emergenza usando la legge coloniale del 1922 per vietare le maschere nelle manifestazioni, alimentando un'altra ondata di devastazioni.

Il ministero degli Esteri cinese ha definito "rumor politici con motivi reconditi" la tesi avanzata oggi dal Financial Times. È quanto ha commentato la portavoce Hua Chunying, nel corso di una conferenza stampa.

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