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L'IVA pagata sul canone deve essere restituita

KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER

(sda-ats)

L'IVA pagata indebitamente sul canone di ricezione radiotelevisivo deve essere restituita ai consumatori e alle imprese con effetto retroattivo di cinque anni. Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale.

Gli Stati devono ancora pronunciarsi.

Secondo una sentenza del Tribunale federale (TF) del 13 aprile 2015, il canone radiotelevisivo non è assoggettato all'imposta sul valore aggiunto. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha poi stabilito l'obbligo del rimborso del 2,5% di IVA che è stata riscossa indebitamente dalla Billag. Dal 2011, quest'ultima ha incassato da tutte le economie domestiche e le imprese oltre 30 milioni di franchi all'anno senza alcuna base legale.

Dalla sentenza del TF, le fatture della Billag non comprendono più l'IVA. Alcune settimane fa diverse associazioni di consumatori, fra cui l'ACSI, hanno ottenuto dal TAF il via libera al rimborso dell'IVA percepita prima del 2015. L'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) ha però interposto ricorso al TF.

La mozione della commissione propone una soluzione per tutte le economie domestiche e le imprese, affinché gli interessati non debbano promuovere azioni legali individualmente, ha spiegato Manfred Bühler (UDC/BE) a nome della commissione.

Non è la prima volta che il Consiglio nazionale si esprime sulla questione. Durante la sessione speciale di inizio maggio, la Camera del popolo aveva accolto una mozione di Sylvia Flückiger (UDC/AG) che chiedeva la restituzione a consumatori e imprese dell'IVA pagata indebitamente sul canone radiotelevisivo. Nel suo testo la democentrista argoviese non specificava tuttavia un effetto retroattivo di cinque anni.

SDA-ATS

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