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Il virus fa 11 mila morti, monito dell'Oms ai giovani

Il coronavirus fa 11 mila morti nel mondo (foto simbolica) KEYSTONE/AP/Firdia Lisnawati sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 marzo 2020 - 21:13
(Keystone-ATS)

La guerra contro il coronavirus è iniziata in Cina ma ormai è l'Europa il fronte che sconta il prezzo più alto in termini di vite umane perse: l'ultimo bilancio della pandemia registra oltre 11'000 morti nel mondo di cui circa la metà sono nel Vecchio Continente.

L'Italia è detentrice di un ben triste primato, seguita dalla Spagna, sempre più in difficoltà. Mentre sono 250'000 le persone contagiate a livello globale dal Covid-19. Una malattia, ha ammonito nuovamente l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che non riguarda solo gli anziani - come molti continuano evidentemente a credere - e che non risparmia i giovani.

"Non siete invincibili, potreste essere contagiati e finire in ospedale. Le scelte che fate possono condizionare la vita degli altri", ha esortato il direttore generale dell'agenzia Onu per la sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha poi esortato tutti a non indossare le ormai preziose mascherine senza necessità e a lasciarle "a chi lavora in prima linea", ovvero medici e infermieri.

In tanti però - non solo in Italia ma pure nel resto d'Europa - continuano a prendere alla leggera le misure strettissime decise da sempre più Paesi. Il confinamento generale è stato disposto in Spagna, Francia e Belgio. In Austria il Tirolo è in quarantena, il resto del paese obbligato a movimenti molto limitati. Nella Repubblica Ceca 21 città e villaggi sono stati chiusi. Tedeschi e russi sono chiamati al distanziamento sociale.

La Baviera ha ordinato il contenimento, primo Land della Germania a disporre la chiusura. Nel Regno Unito il premier Boris Johnson appare sempre più allineato al resto d'Europa sulla necessità di misure più drastiche, con il bilancio delle vittime che si impenna a quota 184 e un primo ospedale nel caos in un sobborgo di Londra: saranno chiusi dunque pub, ristoranti, cinema, teatri, palestre e club.

Poi ci sono le frontiere che ritornano e i controlli tra i Paesi. Spagna e Ungheria hanno blindato i loro confini terrestri. La Germania effettua controlli alle frontiere con diversi Stati, tra cui la Francia. Repubblica ceca, Cipro, Danimarca, Lituania e Slovacchia hanno chiuso i confini agli stranieri. L'Austria ha chiuso con l'Italia e Svizzera. Una situazione che, tra gli effetti negativi, sta provocando anche lunghe code di camion per il trasporto di materiale medico e beni di prima necessità.

"È più che preoccupante", ha denunciato la Commissione europea. Per risolverla serve "una discussione franca" tra Paesi, ha chiesto il commissario europeo Thierry Breton: "Il mercato unico deve essere anche uno strumento di solidarietà".

Intanto si allunga anche la lista dei pazienti eccellenti, a riprova che il virus non guarda in faccia niente e nessuno. Nemmeno la Brexit: per ironia della sorte, dopo il capo negoziatore dell'Unione europea, Michel Barnier, il giorno dopo è risultata positiva al virus la sua controparte britannica, il negoziatore David Frost, finito in isolamento, con sintomi lievi.

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