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Le elezioni britanniche sono state, una volta ancora, la 'tomba' dei sondaggisti. Il flop delle previsioni è stato eclatante: per settimane i maggiori istituti del Paese avevano concordato nell'indicare uno strettissimo testa a testa fra Tory e Labour.

Il trionfo dei Conservatori, che invece hanno i numeri per un esecutivo tutto loro, segnano un tracollo talmente grave per il settore che è stato deciso di avviare un'inchiesta indipendente.

A condurla sarà il British Polling Council (Bpc), associazione che riunisce i maggiori centri demoscopici del Paese, tutti finiti sul banco degli 'imputati'. La stessa Bpc ha dovuto ammettere la propria debacle osservando, con il senno di poi, che i sondaggi non erano in fondo così accurati. Un eufemismo se si raffrontano ai risultati finali.

Ecco quindi che i metodi usati "devono essere rivisti", si legge in un comunicato dell'associazione. È stato fortemente sottostimato il vantaggio dei Conservatori sui Laburisti che appariva in alcune rilevazioni.

Nelle precedenti elezioni del 2010 c'erano stati altri intoppi anche se minori. Con le nuove tecnologie introdotte negli ultimi anni sembrava più facile poter condurre indagini demoscopiche corrette. E invece sembra d'essere tornati al disastro del 1992.

"Allora i sondaggi davano il Labour troppo avanti rispetto ai Conservatori (che alla fine vinsero, ndr) - ha detto Andrew Cooper di Populus - venne quindi condotta una revisione dei metodi per capire in dettaglio quello che era accaduto e furono introdotti cambiamenti sostanziali".

Fra i possibili alibi dello svarione statistico torna intanto oggi, come nel 1992, la discutibile idea che l'elettorato Tory possa essere troppo 'riservato' per rivelare le sue reali intenzioni di voto. Difficile prenderlo per buono.

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SDA-ATS