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Gli italiani immigrati in Svizzera vivono più a lungo di chi è nato nella Confederazione. Fra i figli degli immigrati il rischio di mortalità è invece superiore a quello degli svizzeri. Lo rivela uno studio realizzato presso l'Istituto di medicina sociale e preventiva dell'Università di Zurigo.

In base allo studio, il rischio di mortalità degli italiani che sono venuti a lavorare in Svizzera è inferiore del 10% a quello degli svizzeri. La differenza si osserva soprattutto fra i giovani maschi e si riduce con l'avanzare dell'età.

Secondo gli autori dello studio, questa situazione è legata al fatto che ad emigrare sono soprattutto le persone sane ("healthy migrant effect"). Altri fattori positivi sono la dieta mediterranea - ossia il consumo frequente di pesce, frutta, verdura ed olio d'oliva - e i legami sociali all'interno delle famiglie italiane.

I vantaggi riscontrati fra gli immigrati di prima generazione non si trasmettono però ai loro discendenti. Fra gli italiani delle generazioni successive il rischio di mortalità supera del 16% quello dei giovani svizzeri.

"Ciò è probabilmente dovuto al doppio carico legato alle cattive opportunità di formazione e a uno stile di vita che vede questi giovani prendere le distanze dalla dieta mediterranea", afferma - citato in una nota - uno degli autori dello studio. Le donne sono meno toccate da questi fattori negativi.

I ricercatori zurighesi si sono basati per il loro studio su dati relativi a 3,4 milioni di persone. Hanno in particolare confrontato i dati del censimento 1990, con quelli sui decessi e con i registri degli stranieri relativi agli anni dal 1990 al 2008.

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SDA-ATS