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Si apre una settimana decisiva per il futuro politico della presidente del Brasile, Dilma Rousseff: la commissione speciale formata da 65 deputati ha deciso nella notte per 38 voti a favore e 27 contro di far proseguire il processo d'impeachment nei suoi confronti.

Il processo ora passa alla Camera, che entro domenica dovrà stabilire in assemblea plenaria, a maggioranza di due terzi, se Dilma vada giudicata ed eventualmente condannata per aver violato la legge di responsabilità fiscale. In caso positivo, l'iter proseguirà al Senato e Rousseff sarà sospesa dalle sue funzioni.

I lavori della commissione, iniziati alle 10:00 locali (le 15:00 in Svizzera) e continuati fino alle 20:30 (01:30), sono stati caratterizzati da frequenti e vivaci battibecchi tra i vari membri. Soprattutto dopo che l'avvocato generale dello Stato, José Eduardo Cardozo, ha preso la parola per svolgere l'ultima difesa verbale della presidente. "La storia non perdona la violenza contro le democrazie", ha detto prima di essere bruscamente interrotto da rappresentanti delle opposizioni al governo.

Secondo l'ultimo sondaggio, però, il grosso della popolazione sembra essere favorevole alla messa in stato di accusa di Dilma (61%) e del vicepresidente Michel Temer (58%). Per dare un'idea del clima di tensione, soprattutto nella capitale federale di Brasilia, nel piazzale davanti ai ministeri sono state dislocate delle transenne che resteranno in piedi durante tutta la settimana e serviranno a dividere i manifestanti a favore o contro la capo dello Stato. Lungo le barriere saranno concentrati anche numerosi agenti di polizia.

I gruppi saranno separati come avviene per le curve delle tifoserie di calcio: nel lato destro si posizionerà chi chiede la destituzione di Dilma e in quello sinistro coloro che difendono la continuità del suo mandato. Il rischio di scontri tra i dimostranti delle due opposte fazioni è del resto considerato alto dagli addetti alla sicurezza.

Comunque vadano le votazioni al Congresso (il governo non ha ancora la maggioranza garantita, ma nemmeno le opposizioni possono già cantare vittoria anticipata) componenti del governo e dei partiti alleati iniziano a considerare seriamente l'ipotesi di indire elezioni anticipate. Tra i fautori dell'ultim'ora ci sarebbe anche Luiz Inacio Lula da Silva.

L'ex presidente-operaio sarebbe infatti preoccupato di non avere sufficiente autonomia, una volta ottenuto un incarico formale nell'esecutivo di Rousseff. Se dovesse uscire indenne dalla votazione alla Camera, Dilma potrebbe decidere di non seguire più i consigli del suo 'mentore' Lula, specialmente in settori cruciali per la ripresa del governo come l'economia.

L'Istituto Datafolha ha intanto rivelato che l'ex presidente della Repubblica sarebbe il candidato favorito degli elettori, se le presidenziali previste nel 2018 si svolgessero oggi. In base alle proiezioni, Lula - indagato per riciclaggio e occultamento di patrimonio nell'inchiesta sui fondi neri Petrobras - con il 21% delle intenzioni di voto supererebbe alle urne i suoi quattro più probabili avversari politici: Marina Silva (19%), Aecio Neves (17%), Jair Bolsonaro (8%) e Ciro Gomes (7%).

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SDA-ATS