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Impiegati ed ex accusano, 'Msf razzista e colonialista'

Duro attacco nei confronti dell'ong. KEYSTONE/MARTIAL TREZZINI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 10 luglio 2020 - 14:14
(Keystone-ATS)

Medici senza frontiere è un'organizzazione "strutturalmente razzista che con il suo lavoro umanitario non fa che rafforzare una mentalità colonialista e la supremazia dei bianchi".

È la forte critica contenuta in una lettera scritta da 1000 impiegati ed ex che accusano l'ong di ignorare il razzismo perpetrato dalle sue "politiche, metodi di assunzione e programmi disumanizzanti gestiti da un'élite bianca e privilegiata".

La lettera, riporta il Guardian, chiede che sia aperta un'indagine indipendente sul razzismo all'interno di Msf dalla quale scaturisca una "profonda riforma che smantelli decenni di potere e paternalismo". Tra i firmatari c'è Javid Abdelmoneim, presidente di Msf Gb e Florian Westphal, direttore di Msf Germania.

Tra i motivi di irritazione degli impiegati di Msf ci sarebbe anche un recente comunicato di Msf Italia sulle proteste degli afroamericani nel quale si invitava a "non usare il termine razzismo e ad iniziare a dire che tutte le vite contano", che è poi il contro slogan del Black Lives Matter.

L'anno scorso il 90% dei 65'000 impiegati sono stati assunti a livello locale. Tuttavia la maggior parte dei programmi sono gestiti da manager europei da cinque centri operativi, che si trovano tutti in Europa occidentale. Il presidente di tutta l'organizzazione, Christos Christou, ha dichiarato di aver "apprezzato" la lettera che servirà ad accelerare cambiamenti già in atto.

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