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Per far fronte a un'eventuale penuria di manodopera qualificata, l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) ed economiesuisse vogliono promuovere l'impiego di "personale autoctono". Le due organizzazioni hanno lanciato oggi a Berna un progetto denominato "Futuro del mercato svizzero del lavoro" che si prefigge di aumentare sensibilmente il tasso di attività degli ultracinquantenni, ma anche di donne, giovani e persone disabili.

Gli ambienti padronali ed economici intendono in tal modo dare il loro contributo all'attuazione dell'iniziativa dell'UDC "Contro l'immigrazione di massa", approvata dal popolo il 9 febbraio 2014, senza mettere in pericolo gli accordi bilaterali con l'Ue.

Al progetto odierno, viene affiancata la proposta di introdurre una clausola di protezione che sarebbe attivata quando l'immigrazione dall'Ue supera una determinata soglia. Tale soluzione, anticipata dal presidente di economiesuisse Heinz Karrer ad inizio gennaio, avrebbe il merito di non violare il principio della libera circolazione delle persone. Incoraggerebbe infatti le imprese a impiegare manodopera elvetica in modo da non aver bisogno di attivarla, aveva spiegato Karrer.

Tuttavia, il presidente dell'USI Valentin Vogt ha ribadito che considerata l'evoluzione demografica in Svizzera, il ricorso a personale estero qualificato rimarrà elevato anche in un prossimo futuro.

Per quanto riguarda il progetto "Futuro del mercato svizzero del lavoro", esso avrà una durata di diversi anni. Nella prima fase ci si concentrerà sul personale ultracinquantenne, ha spiegato la direttrice di economiesuisse Monika Rühl. Per illustrare possibili soluzioni a cui ispirarsi, gli organizzatori della conferenza stampa odierna hanno invitato rappresentanti di grandi imprese, pubbliche o private.

Le FFS, per esempio, si attendono un'ondata di pensionamenti nei prossimi anni. Il fenomeno implicherà una perdita sensibile di conoscenze specifiche in ambito ferroviario, ha sottolineato Markus Jordi, capo del personale dell'ex regia federale. Da maggio, le FFS intendono quindi introdurre progressivamente "nuovi modelli di pensionamento e di durata della vita attiva" a seconda del lavoro fisico profuso dai dipendenti.

Presso Novartis, 65 persone partecipano attualmente a un programma che dà la possibilità alle persone più anziane di mettere a disposizione del gigante basilese il loro "know-how" anche dopo il pensionamento. Il numero dei "lavoratori senior" iscritti al programma dovrebbe ulteriormente aumentare nei prossimi anni, ha rilevato il capo del personale di Novartis Thomas Bösch.

Dal canto suo, Migros mette l'accento sulle cosiddette "carriere ad arco": il modello prevede una riduzione progressiva delle responsabilità o del tasso di occupazione nell'ultima tappa della vita professionale. Il capo del personale di Migros, Marlène Honegger l'ha definito un modello "win-win", ovvero a guadagnarci saranno sia l'azienda che gli stessi dipendenti.

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SDA-ATS