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La Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC) ha consegnato oggi alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) oltre 26 mila firme degli operai di cantiere.

Mediante questa iniziativa, la SSIC intende far pressione sui sindacati affinché si giunga presto alla proroga dell'attuale contratto nazionale mantello (CNM) per l'edilizia principale che scade a fine anno. I sindacati parlano di adesioni estorte ai lavoratori con l'intimidazione.

Il CNM attuale propone, secondo la SSIC, condizioni ottimali di lavoro e retribuzione: salario minimo di 5500 franchi per muratori specializzati e costruttori stradali con attestato federale di capacità, e 4500 franchi di salario minimo per operai senza formazione professionale.

A ciò si aggiungono una 13a mensilità, la settimana da 40,5 ore, 5 settimane di vacanza (6 settimane per i lavoratori con meno di 20 anni e con più di 50 anni), nonché una formazione e un aggiornamento professionale garantiti.

Con questa azione, la SSIC - che parla di grande successo quanto al numero di adesioni - vuole inviare un "segnale forte del personale di cantiere" in contrapposizione "all'atteggiamento dei sindacati". La SSIC "si aspetta ora dai rappresentanti dei sindacati che prendano sul serio la grande dimostrazione degli operai di cantiere per la proroga del CNM e che collaborino immediatamente per evitare un vuoto contrattuale".

Finora i sindacati hanno respinto al mittente le offerte di proroga della SSIC, giustificando tale rifiuto con l'assenza di misure che proteggano al meglio i lavoratori in caso di intemperie. Quanto all'azione odierna della SSIC, i rappresentanti dei lavoratori non usano mezzi termini: "si tratta perlopiù di firme raccolte sotto minaccia", indica un comunicato firmato da Unia e dal Syna.

Dal punto di vista giuridico, fa notare il comunicato, il valore delle firme è nullo poiché non è possibile imporre il prolungamento del CNM senza l'accordo dei sindacati.

Unia e Syna ricordano inoltre che i sindacati hanno raccolto 30 mila adesioni di operai che chiedevano l'apertura di negoziati per un nuovo CNM.

Sia la SSIC che i sindacati si sono rinfacciati a vicenda di non rispettare i termini della convenzione. I primi sono accusati di non voler intavolare trattative, i secondi di minacciare lo sciopero, atteggiamento che a detta degli impresari minaccia la pace del lavoro iscritta nel CNM.

I due campi sono tuttavia d'accordo su un punto, ossia la necessità di avere una convenzione l'anno prossimo per evitare un pericoloso vuoto giuridico. La SSIC sostiene che un'intesa sia ancora possibile entro la fine dell'anno, a condizione che i sindacati si dimostrino pronti al compromesso. I sindacati vogliono invece soluzioni eque e trattative per raggiungere una migliore protezione dei lavoratori: no insomma a diktat unilaterali. Il 20 e il 27 di novembre è previsto un incontro tra le parti.

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SDA-ATS