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Da gennaio, per la prima volta dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, torneranno a circolare le copie del Mein Kampf di Adolf Hitler.

Saranno solo 4000, al prezzo non proprio economico di 59 euro, corredate da 3500 note preparate da un pool di illustri storici che serviranno a contestualizzare le tesi contenute nel volume. E, assicurano gli addetti dell'Istituto di storia contemporanea di Monaco (Ifz), "distruggeranno il mito che circonda il manifesto hitleriano".

Sono passati ormai 70 anni dalla morte del dittatore, suicidatosi nel suo bunker di Berlino mentre la città veniva invasa dalle truppe sovietiche. E il 31 dicembre 2015 scadranno anche i diritti d'autore, che dopo la guerra gli Alleati avevano ceduto al Land della Baviera. Per 70 lunghi anni la Baviera aveva negato le autorizzazioni alla pubblicazione e il libro, che sotto il nazismo era stato un best seller presente in ogni scaffale tedesco, era diventato di fatto introvabile in tutta la Germania.

Con l'avvicinarsi della scadenza, si era acceso il dibattito sul che fare. Storici, intellettuali, opinione pubblica tedesca, organizzazioni ebraiche hanno a lungo dibattuto cosa fosse più utile fare di quel testo che contiene al suo interno tutti i capisaldi dell'ideologia nazional-socialista che Hitler metterà in pratica una volta giunto al potere. Politiche antisemite comprese. Alcune organizzazioni ebraiche, infatti, hanno criticato la decisione, sostenendo che il testo non sarebbe mai dovuto essere ripubblicato. Gli storici dell'istituto di Monaco hanno sottolineato che lo scopo è di favorire un chiarimento politico.

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SDA-ATS